Sgarbi: Povia è libero di cantare che l'omosessualità è una malattia

Vittorio SgarbiIl sito Affaritaliani.it intervista Vittorio Sgarbi in merito alla canzone di Povia Luca era gay e Sgarbi, dopo aver sostenuto che la polemica montata intorno alla canzone è inutile, continua:

“Bisogna essere chiari: chiunque scriva una poesia, una canzone, chiunque dipinga un quadro non ha l'obbligo di essere politicamente corretto. Altrimenti dovremmo giustificare la censura di una società rispondente ai principi cattolici nei confronti di Baudelaire. Esattamente come oggi qualcuno vorrebbe censurare chi non è politicamente corretto”.

Quindi continua:

“Io dico semplicemente che è del tutto condivisibile il fatto che una delle ipotesi sull'omosessualità sia che questa possa avere una causa scatenante più che legata alla natura, che pure è certo una questione non marginale, alla formazione, all'educazione, all'ambiente. E lo dico al di là della gaffe di considerare l'omosessualità una malattia. Che è una gaffe che puoi non condividere ma che non vedo perché devi impedire”.

Il giornalista – Fabio Massa – gli chiede se Milano sia una città omofoba. E Sgarbi risponde:

“Sì. E' una città gay, molto libera. Ha una libertà individuale. Il problema è che le istituzioni sono omofobe, razziste. Il sindaco e un vicesindaco sono imbarazzanti e perfino pericolosi per la città. La città è libera, gay. È una città dalla quale Luchino Visconti, Ronconi, Franco Quadri, Dolce&Gabbana, Armani, Ferré, Versace hanno diffuso nel mondo una cultura correttamente omosessuale, un'omosessualità come scelta di vita. E le istituzioni invece pensano di essere nel collegio delle suore. È una cosa imbarazzante. La città in sé è aperta, le istituzioni invece sono chiuse. Per questo dico che è una città omofoba”.

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