Napoli: femminielli, cronaca nera e lotto nel racconto di Vittorio Morelli

Copertina del libro 25-60-80 di Vittorio MorelliUn omicidio di un femminiello napoletano è il motore che fa partire l'indagine giornalistico-poliziesca narrata da Vittorio Morelli nel testo 25-60-80, vincitore della seconda edizione del Premio Letterario Giovane Holden. Una spy story tra travestiti, cronaca nera e lotto che si lascia leggere e incuriosisce. Vittorio Morelli, giornalista dell'AGI, ha risposto ad alcune domande per noi di Queerblog e, vista la competenza dell'autore, l'intervista è stata occasione per uno sguardo sulla situazione dei gay in varie parti del mondo.

Al centro del tuo testo c'è l'omicidio di un femminiello, Cosimo Guido. Per chi non è addentro alla cultura partenopea, puoi spiegare chi sono i femminielli?
Semplificando, come siamo abituati a fare oggi, diciamo che i femminielli sono i travestiti napoletani che si prostituiscono. Non è sempre stato così, naturalmente, la tradizione popolare li colloca nei quartieri poveri delle città, dove, quasi mai erano considerati dei diversi, al massimo persone stravaganti per la mania di vestirsi da donna. La cultura popolare partenopea indicava i femminielli come portafortuna, per questo erano delegati ad estrarre i numeri della riffa. Non è tutto: ogni anno, il 2 febbraio, in occasione della Candelora, tutti i femminielli di Napoli si trovavano sul sagrato di Montevergine a intonare canti di ringraziamenti alla Madonna Schiavona al ritmo della Tammurriata, il ballo che rappresenta una delle maggiori espressioni musicali del folclore napoletano.

Secondo una leggenda che si tramanda da secoli, la festa dei femminielli risalirebbe addirittura al 1256, quando due omosessuali furono cacciati dalle mura cittadine per atti considerati osceni e portati sul monte Partenio per farli morire di freddo. Il sole, invece, squarciò il velo di nuvole, li scaldò e i due ebbero salva la vita. I femminielli da anni si recano al santuario per ringraziare la Madonna per il miracolo compiuto, ma nel 2002 – segnala la cronaca – vennero scacciati dal sagrato di Montevergine, l’abate non gradiva la loro presenza. Ci risiamo, forse c’è bisogno di un nuovo miracolo. Anche perché i femminielli di oggi devono vedersela con la massiccia presenza dei viados brasiliani che hanno occupato la città costringendoli a vivere – almeno quella parte che si prostituisce per la strada – in uno stato permanente di indeterminatezza.

Il tuo libro è ambientato a Napoli. Recentemente una rivista olandese ha dedicato una copertina a Napoli affermando che sta diventando sempre più una città meta di turismo gay. Che ne pensi?
Non mi sorprende: Napoli non ha conosciuto né il ghetto né l'Inquisizione. E il carattere che contraddistingue da sempre i napoletani è la tolleranza. È il luogo ideale per la convivenza tra popoli eterogenei e culture diverse. Sotto la dominazione spagnola, impregnata di un cattolicesimo rigoroso, gli omosessuali erano ghettizzati e tenuti sotto stretta osservazione. Se venivano colti in flagranza, venivano puniti. Soltanto nell’Ottocento, dopo l’Unità, il clima divenne più liberale e Napoli da capitale di un regno divenne, per anni, capitale dell’omosessualità europea, con una prostituzione maschile in grado di soddisfare i desideri inconfessabili di ricchi viaggiatori stranieri provenienti dai quattro angoli del globo, alcuni dei quali celebri artisti e letterati.

Quando il protagonista del tuo romanzo incontra la Venere trans, tu scrivi: “Avevo voglia di mangiarla, anche se mi aveva appena detto che i suoi attributi maschili erano intatti. Sono pronto a fare anche questa esperienza, gridai dentro di me”. Quanto è labile, secondo te, il confine tra “eterosessualità” ed “omosessualità”?
È impercettibile. Credo che basti incontrare la persona giusta per superarla. E lasciarsi andare.

Spesso la cronaca ci riferisce di aggressioni omofobiche di vario tipo: dal tuo punto di vista, quale potrebbe essere una causa?
Credo che la causa sia un mix devastante di paura che genera rabbia. Rabbia per tutto ciò che è diverso e mette in discussione le illusorie certezze di un vita superficiale. La recente posizione del Vaticano che ha bocciato il progetto di dichiarazione che la Francia intende presentare a nome dell’Unione europea all’Onu per la depenalizzazione universale dell’omosessualità, non aiuta.

Come inviato dell’AGI sei stato nei Balcani, in Medio Oriente, in Afghanistan... Puoi raccontarci qualcosa della vita “gay” di quelle zone?
Dall’Afghanistan ai Balcani, dall’Iraq all’Iran le persone gay vengono imprigionate, torturate e uccise. Perfino a Zagabria, a due passi dall’Italia, la manifestazione del 2008 dell’orgoglio omosessuale stava per trasformarsi in un bagno di sangue, evitato solo grazie all’intervento della polizia. In novantatre nazioni l’omosessualità viene punita, e in sette di queste, Iran, Arabia Saudita, Yemen, Emirati Arabi, Sudan, Nigeria e Mauritania gay e lesbiche sono puniti con la pena di morte. Si tratta di prese di posizione pubbliche, naturalmente, perché come sappiamo in privato…

Infine, nel tuo libro, fin dal titolo, c'è molta passione per il gioco del lotto. Ci dai tre numeri per i lettori di Queerblog?
Dunque, devo dare i numeri. È la giusta punizione per aver “giocato” con la smorfia. Se proprio devo, direi di giocare i numeri del libro, 25-62-80 sulla ruota di Napoli. A me hanno portato fortuna. Chissà…

Vittorio Morelli
25-62-80
Giovane Holden Edizioni
pp. 48, euro 10,00

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