Ciao, a qualcuno (Ciak) non piace l'etichetta "film gay"

Il film americano "Ciao", scritto e interpretato dall'italiano Alessandro Calza, è stato visto a Venezia, dove era candidato al Queer Lion, e ha ottenuto menzioni e premi a Dallas e al festival Gay Lesbico di Philadelphia. Non sappiamo ancora se e quando lo vedremo in Italia, ma ha già scatenato una piccola polemica.

Un critico della rivista Ciak, Claudio Masenza, sul numero di dicembre si è scagliato contro la classificazione di "film gay" e ha addirittura paventato che questa etichetta possa danneggiare il film:

"... io l'ho visto e penso che sia un film toccante e raffinato. È diretto dall'orientale Yen Tan e per noi ha anche la curiosità di essere co-scritto e interpretato da un video artista italiano, Alessandro Calza, promettente autore debuttante. È una delicata storia di amicizia e di lutto che rischia di essere penalizzata dall'etichetta, piuttosto impropria in questo caso, di film gay. L'uscita americana è prevista il 5 dicembre...".



Ora: si possono avere remore sulle etichette e le definizioni, che in generale sono sempre banalizzazioni. Però il critico compie un'operazione di vera manipolazione, quando parla di una storia "di amicizia e di lutto" e definisce "impropria" la definizione "gay".

È vero che c'è un lutto e nasce un'amicizia, fra Andrea, un ragazzo italiano, e Jeff, un americano, attorno al lutto per la morte di Mark. C'è un piccolo particolare: Jeff e Mark erano stati compagni e amanti ed erano rimasti grandi amici e Andrea aveva conosciuto Mark in chat. Quando quest'ultimo muore in un incidente, Jeff convince Andrea a non cancellare il viaggio a Dallas che aveva organizzato e da lì comincia il film.

Mi sembra quindi che la storia sia di certo legata a sentimenti universali (amore, amicizia, perdita) e che l'etichetta "gay" si possa definire stretta per questo film; ma non che sia impropria, visto che i rapporti di amore gay fra i personaggi e l'arrivo sullo schermo della chat - familiare a moltissimi di noi - non può che riferirsi all'ambiente gay. Con buona pace dei critici.

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