Prop 8: religione e politica dietro il No alle nozze gay

Fermi tutti, basta colpevolizzare gli afroamericani per il sì alla Proposition 8 in California, che ha cancellato i matrimoni gay nello stato di San Francisco. In un primo tempo, un sondaggio rapido aveva segnalato che un'ampia maggioranza di afroamericani e di ispanici aveva sostenuto il progetto e di conseguenza molti attivisti lgbt avevano espresso rabbia e frustrazione perché una minoranza - quella di colore - aveva negato un diritto fondamentale (il matrimonio) a un'altra minoranza, gay e lesbiche.

Adesso, invece, uno studio più dettagliato e minuzioso mostra una realtà parzialmente differente: a condizionare le persone sul Sì o No alla Prop 8 non è stato il fattore razziale, quanto altri elementi: partito di appartenenza, ideologia, frequenza alle funzioni religiose, età. L'ultimo aspetto dà un segnale molto positivo per la comunità lgbt: hanno votato Sì (quindi no al matrimonio) più di tutti gli ultra65enni, con il 67% di sì. Fra i cittadini con meno di 65 anni, invece, la maggioranza ha votato No. È solo questione di tempo, quindi, perché gli strati più giovani della popolazione sono molto più aperti e liberal, almeno su questa questione.

Non solo: dal 2000 - quando si votò un referendum simile - al 2008 il sostegno al matrimonio gay è aumentato in tutti i gruppi demografici, tranne gli elettori del partito repubblicano e appunto gli anziani. Quanto al fattore etnico, è vero che gli afroamericani in maggioranza hanno votato sì, ma senza superare mai una percentuale del 59%.

Ben più decisivo il fattore religioso: hanno sostenuto in modo massiccio la Proposition 8 quelli che vanno a messa almeno una volta alla settimana, qualunque fosse la loro etnia. Forse è da questo punto che bisogna ripartire, anche in America.

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