Cosa vogliono i gay? Ce lo spiega l'Unione Cristiani Cattolici Razionali, ma è opinabile

Bandiera gay

Si fa un gran parlare di cosa vogliono gli omosessuali, in questo momento; trent'anni fa c'era la questione femminile, adesso la questione omosex. Le questioni, in realtà, non esistono, esistono le persone. Di certo qui in ballo non ci sono richieste lecite o illecite, l’istanza è una, ed è semplice: estensione di un diritto, quello di fare coppia e famiglia, un diritto fondamentale, al momento, in maniera discriminatoria e retriva, concepito, in Italia, solo per gli etero. Come se i gay italiani fossero una massa indistinta con eguali esigenze (tutti indistintamente desiderosi di accasarsi), come se non esistessero vie di mezzo (magari mi sposo, ma niente figli, oppure: rimango single tutta la vita, ma mi piace andare ai matrimoni dei miei amici).

Dalle pagine dell’Unione Cristiani Cattolici Razionali si può leggere l'articolo  «Omosessuali contro le nozze gay: la famiglia è una sola». Nello scritto, per avvalorare la tesi, salgono agli altari della cronaca le opinioni personali di due distinti omosessuali, entrambi giornalisti: l’attivista e freelance Julie Bindel, e il nostrano Alfonso Signorini, direttore del settimanale gossip Chi, opinioni spacciate per il sentire comune. Cosa vogliono far credere che esista un vero e proprio movimento gay contro i diritti gay? Che i gay che scendono in piazza a manifestare non sono appoggiati dagli stessi gay? Come se già  non bastassero le ondate omofobe vigenti.

Intanto, la testata cattolica, pare avere in mano notizie fresche e inaspettate: il 70% degli inglesi sarebbero contro il matrimonio gay. Dal settimanale Spectator ecco quanto scrive la Bindel:

Nei bei tempi del movimento di liberazione gay, negli anni 1970 e all'inizio del 1980, l'emozione di mettere in discussione l'ortodossia aveva attirato nella sua causa anche il timido e l’apolitica […] si sentiva come una rivolta culturale: un rifiuto della eterosessualità obbligatoria e lo stile di vita che l'accompagnava. Ma ora la battaglia, così com'è, è cambiata completamente. Sembra coinvolgere persone come David Cameron invita i gay a conformarsi a ciò che egli chiama giustamente l'istituzione profondamente conservatore di matrimonio.

La Bindel ha cinquant’anni e un attività politica svolta in un periodo differente, probabilmente ha conosciuto un movimento più unito e attento. A ben leggere il suo l’articolo fa riferimento a una messa in discussione di alcuni valori in toto. Non è una presa di posizione contro il matrimonio gay, ma punta il dito contro il disinteresse di alcune fasce di gay, magari poco battaglieri contro il rischio di assestarsi e dare per scontati alcuni diritti, e invita a non dimenticare, a tenere alta l’attenzione verso i partiti che vogliono rifarsi la reputazione abbracciando nuove cause:

Sembra che non desiderino altro che di sposarsi, e hanno poco interesse a qualcosa di simile a una causa più ampia. Questi uomini privilegiati gay, per i quali la battaglia è stata vinta, in gran parte hanno i soldi, posizione sociale, accoglienti accordi nazionali e si muovono in ambienti in cui sono protetti dai peggiori eccessi di bigottismo anti-gay. Essi mostrano poco interesse per i diritti gay più in generale, o la cura che (per esempio) l'omosessualità rimane penale in 80 paesi.

Il nostro Signorini, dalla sua poltrona televisiva, invece:

Io sono contrario al matrimonio gay o etero che sia. E lo dico da omosessuale. Sono contrario alle adozioni da parte di coppie gay. La famiglia è una sola. Un maschio e una femmina. È nella natura delle cose da sempre.

Anche questo, sinceramente, è un suo sentire personale. Signorini inoltre, per interessi editoriali, non risulta essere una voce del tutto indipendente.

Vi invito a leggere da voi, attraverso i links, e con attenzione, le citazioni riportate dall'articolo, prima di utilizzare il pensiero altrui per scopi politici.

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