Firenze, Dante e Benigni: l'omosessualità come grande segno di civiltà

Copertina del libro Il mio Dante di Roberto BenigniTra le strenne natalizie di quest'anno Einaudi propone Il mio Dante di Roberto Benigni: una raccolta dei commenti di Benigni alla Commedia dantesca, con uno scritto di Umberto Eco e i canti originali di Dante. Per alcuni è solo un'operazione commerciale, per altri si tratta di qualcosa di geniale. Riporto quanto scritto a pagina 147.

La vita a Firenze era bellissima [...] si praticava il sesso sfrenato [...] Si diceva che Firenze fosse la città delle undicimila vergini, e dal momento che i costumi erano assai licenziosi, fra’ Giordano [da Pisa] cominciò a confessarle. In capo a un mese e mezzo le aveva confessate tutte e undicimila. Arrivato all’ultima, disse: “Non ce n’è più neanche una... sopra i diciassette anni, scordatevele... E non solo non c’è più una vergine, ma peccano anche contronatura!”

L’omosessualità infatti era molto diffusa, tant’è che, nel mondo, omosessuale si diceva florenzen, fiorentino. Ma era un segno di grande civiltà, di apertura mentale. Pensate che in tempi recenti, quando vennero a Roma, quelli della Lega Nord organizzarono una delle solite manifestazioni: “Romani ladroni! Roma terrona!” I romani, per tutta risposta, un giorno che andarono a Milano per assistere a una partita di calcio, si portarono dietro uno striscione con sopra scritto: “Quando voi eravate ancora sugli alberi, noi eravamo già froci!” Quanta differenza di civiltà...

Chissà che penserà Dante di questo commentario...

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