Marcello Pera: il Vaticano è nel giusto, i gay no

Papa Benedetto XVI e il senatore Marcello PeraMentre sale la protesta per il no del Vaticano alla depenalizzazione dell'omosessualità, il senatore Marcello Pera, già presidente del Senato italiano, sostiene che ad essere discriminato è il Vaticano e non già i gay. Ecco alcune perle del Pera-pensiero:


  • Il sistema dei mass media si sforza di far passare il Vaticano come un potere oscurantista che intende mantenere le discriminazioni contro i gay. Questo è assurdo oltre che falso. Il Vaticano vuole solo evitare un paradosso: chi - come la Chiesa e tanti laici come me - si oppone alla parificazione tra matrimonio tradizionale e unioni gay o alla possibilità di adozione da parte di genitori omosessuali deve poter tenere questa posizione senza che a sua volta venga perseguitato penalmente.
  • Nei paesi occidentali, i gay non sono discriminati, come è giusto che sia. La nostra civiltà, proprio grazie alle sue radici giudaico-cristiane, dà a tutti gli individui pari dignità e libertà. Ma bisogna smascherare il giochino francese, del parlamento europeo e dell'Onu: fingere di parlare contro le discriminazioni e intanto creare surrettiziamente nuovi diritti come il matrimonio gay, che sono il contrario del diritto naturale fondamentale. Chi vuole distruggere la famiglia abbia almeno il coraggio di dirlo, non faccia il finto tonto. Meglio Zapatero di un ipocrita.
  • Oggi in Europa la corretta impostazione laica si è trasformata nella perversa ideologia laicista, la quale tenta di racchiudere la religione in un ambito privato, in un ghetto. Così facendo l'Europa non si accorge che perde la propria identità, e si dimentica anche delle recenti tragedie che ha provocato quando da cristiana è diventata pagana e materialista.
  • Questo Papa [Benedetto XVI, ndr] intende davvero dialogare con i laici, intende sfidarli e discutere con loro sul loro stesso terreno. I codardi - chiosa - si comportano come quei professori di Roma che gli hanno negato la parola. Chi ha a cuore le sorti della nostra civiltà invece gli è grato e cerca di rispondergli. Il Papa non ci chiede: “Credi in Dio?“, ci fa una domanda che dovrebbe stare a cuore a tutti: “Su che cosa fondi e come giustifichi il tuo credo nel valore della persona, della dignità, della libertà, dell'uguaglianza?“. Io ho cercato una risposta, ma vedo che gli spavaldi laicisti per ora tacciono. Dov'è finita la loro sicumera? Hanno perso la favella? Hanno bisogno di consultarsi? Oppure devo pensare che il loro imbarazzato silenzio mette impietosamente a nudo la loro debolezza?

Ricordiamo solo che l'ultimo libro di Marcello Pera - Perché dobbiamo dirci cristiani. Il liberalismo, l'Europa, l'etica (Mondadori, Milano 2008, 200 pp, euro 18) - ha una “lettera prefazione” di Ratzinger. Questa è la politica italiana, bellezza. La politica italiana!

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