Stefano Vella: l'Aids non è una malattia dei gay

"L'Aids non è una malattia delle persone omosessuali", ci dice in un'intervista Stefano Vella, direttore del dipartimento del farmaco all'Istituto superiore di sanità e già presidente della Società mondiale Aids. Mentre ci avviciniamo alla XXI Giornata mondiale di lotta all'Aids, che si celebra domani 1° dicembre 2008, sembra assurdo dover ripetere un'ovvietà simile, ormai frutto di decenni di ricerca e scoperte scientifiche, eppure non più tardi di qualche mese fa una dottoressa, un'infettivologa (!), Chiara Atzori, andava ripetendo bugie e accuse contro i gay, colpevoli di diffondere il virus Hiv.

Per chiarire una volta per tutte la questione, abbiamo sentito Stefano Vella, che in Italia è uno dei più autorevole scienziati esperti di Hiv/Aids, oltre ad avere accesso continuo ai dati dell'Iss. Dopo il salto, l'intervista.

Quali sono i progressi della medicina?
I farmaci funzionano sempre meglio. Adesso ci sono nuove classi anche per chi è in fase avanzata. In un certo senso è possibile tornare a una fase di asintomaticità. Chi è in trattamento da anni può essere curato con nuovi farmaci che il virus non ha mai “visto”.
Quindi, tutto bene?
Molte terapie sono migliorate – in alcuni casi basta una compressa al giorno invece delle 28 dei primi anni – ma ci sono effetti collaterali anche pesanti. È fondamentale la prevenzione. C'è un abbassamento della guardia perché c'è la sensazione che l'Aids sia diventato una malattia guaribile; cosa che è falsa.
Alcune voci, come quella della dottoressa Atzori di Radio Maria, puntano il dito contro i gay come portatori del contagio.
È sbagliato, lo mostrano anche i dati sulle nuove infezioni. Per la maggior parte sono persone contagiate attraverso rapporti eterosessuali. Gli omosessuali ci sono, ma sono colpiti come tutti gli altri e non costituiscono più la maggioranza. Non è una patologia del mondo omosessuale: sarebbe un errore grave pensare il contrario.
Quali sono gli ultimi dati sul contagio?
Nell'ultimo anno sono state circa quattro/cinquemila le nuove infezioni, senza riduzioni significative rispetto al passato, e i sieropositivi stimati sono circa 120mila. Molti di meno, invece, i nuovi casi di Aids, circa duemila all'anno: questo risultato è dovuto all'efficacia delle cure, che rallentano l'insorgenza della sindrome da immunodeficienza acquisita, anche nelle persone che sono state infettate a molto tempo. Spesso però l'Aids non viene diagnosticato finché non c'è una polmonite o un'altra malattia correlata; oppure l'infezione da Hiv viene svelata da altre patologie a trasmissione sessuale, come la gonorrea o la sifilide, in notevole aumento soprattutto a Milano.
E chi sono i "nuovi" malati di Aids?
Molti degli ultimi casi riguardano persone, spesso di mezza età, che non sapevano di essere infette. Non pensavano di aver avuto comportamenti a rischio e scoprono l'infezione quando “scoppia” l'Aids. Si infettano di più persone di una certa età per rapporti sessuali non protetti; e le donne più degli uomini. Eppure l'uso profilattico non è aumentato in modo significativo.

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