L'inferno di eros e i ghetti per i gay

Copertina del libro L'inferno di Eros di Elena TorresaniL'inferno di Eros è un poema di Elena Torresani che narra della discesa negli inferi del sesso. Un inferno che è costituito da quattro gironi: i raffinati, i goliardici, gli indiscreti, il Privè di Eros. E “davanti a voi / su queste pagine / troverete quattro donne/ che vi lasceranno entrare / … / come nel miglior inferno possibile”. Il libro è scritto da una donna etero ed è destinato ad un pubblico etero. Eppure ci sono delle interessanti riflessioni che vanno bene anche per noi gay che, ovviamente!, siamo presenti nel libro. L'autrice ci colloca nei ghetti di Eros che fanno parte del privè della divinità: “Il Privè di Eros è esclusivo, / riservato agli instancabili e ai polemici. / Dove ci si incontra e ci si ubriaca di parole e riflessioni / dove si socializza e ci si scontra / e dove eros si diverte come un pazzo. / Regista di ogni pellicola immaginabile”. Sentiamo cosa ha da dirci l'autrice.

Perché l'inferno e non il paradiso di Eros?
Perché io il paradiso di Eros proprio non lo riesco a vedere. Se mi guardo intorno vedo morbosità, ossessioni, feticismi esasperati, prevaricazioni, e un oceano di ipocrisia. Ci sono ancora troppe cose che non si fanno, molte che si fanno ma non si dicono. E quando si fanno mancano di quello spirito di leggerezza e serenità che dovrebbe accompagnarle.

Nel tuo poema inserisci i gay nei ghetti di Eros: a cosa è dovuta questa scelta?
I gay sono di fatto da sempre confinati in un ghetto, una sorta di “lebbrosario di confine”, come scrivo nel mio libro: se la società ne deve tollerare l’esistenza, che sia però lontano dagli occhi di tutti e che non venga a disturbare la nostra quotidianità perfetta. Finché stanno tra di loro e non danno fastidio, tutto regolare. Negli ultimi trent’anni la situazione si è fortunatamente evoluta, ma senza risolversi. Questi “ghetti” gay sono diventati estremamente cool. Seguendo probabilmente il detto: “Se non riesci ad uscire dal tunnel, arredalo” i gay hanno fatto di necessità virtù, creando circoli culturali eclettici ed ambiti, riempiendo locali mondani estremamente fashion, prendendo possesso quasi esclusivo di alcune posizioni culturali ed artistiche estremamente prestigiose. Insomma, in certe realtà essere gay fa addirittura tendenza. Ma questo non significa aver sfondato le porte del ghetto. Siamo lontani dalla vera integrazione, ma oggi finalmente mi sembra un processo possibile.

Tu scrivi: “Perdoniamo ladri e assassini / intossicati come siamo / dagli indulti dell'anima / e da cristiane indulgenze natalizie sottovuoto. / Ma l'omosessuale no. / Quello non può avere redenzione / se non nell'astensione totale dall'essere ciò che è”. Secondo te, cosa rende noi gay così imperdonabili?
Credo che esistano principalmente due ragioni. La prima è sicuramente di carattere naturale e istintivo: in quanto animali, una delle nostre funzioni principali è la riproduzione. L’omosessuale è inservibile a questo scopo, e credo che istintivamente sia visto come un nemico, o comunque un prodotto difettoso (un po’ come la donna che non riesce ad avere figli). In secondo luogo (e a mio parere sta qui l’aspetto schifoso della situazione) esiste una ragione culturale: l’omosessuale è fuori dalle regole. Regole religiose e sociali di equilibrio e di controllo. Da sempre ci viene detto cosa è giusto pensare, come è giusto comportarci, qual è la retta e sacrosanta via da seguire, cosa ci deve piacere e cosa no. Queste direttive, recepite inconsciamente e di default dalla maggior parte della gente, rappresentano una fonte di potere immenso. L’omosessuale lo minaccia.

Fin dalla dedica, il tuo libro si pone come un'esplorazione del “diverso”. Tu in cosa sei diversa?
Io sono una donna talmente comune da risultare quasi banale. L’unica cosa che forse mi distingue è la schiettezza. Arrivo da una famiglia “saporita”, non poteva essere altrimenti. Purtroppo sono “oralmente incontinente”, non perché sbavo mentre parlo ma perché non riesco a tenere la bocca chiusa e le parole in gola quando invece dovrei. A pensarci bene, più che una diversità… forse è un handicap.

Consiglia ai lettori di Queerblog un libro da leggere e uno da evitare
Nessun libro da evitare, non credo ne esistano. Però ci sono libri che possono essere lasciati a metà, quello sì: non sentitevi in colpa, non fatevi rubare il vostro tempo prezioso dall’ostinazione di finire un brutto libro. Libri da consigliare ne avrei decine, non fatemi il dispetto di doverne scegliere uno… potrei non dormire per notti intere.

ELENA TORRESANI
L'inferno di Eros. Poema
Andrea Oppure Editore, Roma 2008
144 pagine, euro 8,00

  • shares
  • Mail
6 commenti Aggiorna
Ordina: