Per il gran rabbino di Francia con le nozze gay si perdono le gerarchie morali

Per il gran rabbino di Francia con le nozze gay si perdono le gerarchie morali

Gilles Bernheim, gran rabbino di Francia, è stato intervistato dal quotidiano cattolico francese La Croix. L’intervista è stata ripresa anche dall’Osservatore Romano. Tra i vari temi affrontati, Bernheim parla anche del matrimonio gay. Il gran rabbino parte da una constatazione generale:

Nell'ambito pubblico, i due termini che dominano il discorso contemporaneo sono l'autonomia e i diritti, che si conformano con lo spirito del mercato, privilegiando la scelta e scartando l'ipotesi secondo la quale esisterebbero dei fondamenti oggettivi che consentono di effettuare una scelta piuttosto che un'altra. [È] molto difficile riflettere collettivamente su quelli che dovrebbero essere i nostri orientamenti, peraltro i più decisivi che si siano mai presentati all'umanità, che riguardino sia l'ambiente, la politica, l'economia, sia l'idea stessa di famiglia o di matrimonio, la vita e la morte.

Per il gran rabbino di Francia con le nozze gay si perdono le gerarchie morali

Nello specifico delle nozze gay, Gilles Bernheim sostiene che:

la posta in gioco non è l'omosessualità, ma il rischio irreversibile di una confusione delle genealogie, sostituendo la parentalità alla paternità e alla maternità. Ma anche di una confusione dello status del bambino che passa da quello di soggetto a quello di oggetto al quale ognuno avrebbe “diritto”.

A proposito dello slogan “matrimonio per tutti”, il gran rabbino nota che dietro a tale rivendicazione c’è

un comportamento, prima emarginato, non vuole più essere tollerato ma legittimato, il che è ben diverso. [Pertanto] i nuovi manuali scolastici esortano il bambino non solo a rispettare gli omosessuali come persone, ma anche a riconoscere la fondatezza del loro comportamento.

Legittimazione che, secondo Bernheim, va di pari passo con una sorta di rilassatezza dei costumi:

L'esigenza di legittimazione generale sembra tradurre a maggior ragione una permissività generale, quindi la rimozione di qualsiasi giudizio. Da questo momento in poi la presunta legittimazione non è più tale nel quadro dell'irrilevanza delle scelte: è piuttosto tutta l'antica legittimità del matrimonio, quale istituzione riconosciuta dalla società come buona per il suo equilibrio e la sua perennità, a venire cancellata. Oggi la società oscilla stranamente tra ciò che è violentemente escluso, come i riferimenti alla nozione di sforzo su se stessi, all'esistenza di gerarchie morali, alle tradizioni e alle convenienze, e una permissività molto forte che deriva dalla mancanza di coraggio, dall'incertezza o dall'indifferenza.

Foto | Getty

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