La Catalogna apre gli archivi sulle vittime gay di Franco

Si aprono gli archivi sulla persecuzione degli omosessuali sotto il regime franchista in Spagna. La scelta di svelare le malefatte della dittatura non poteva che arrivare dalla Catalogna, la regione che fino all'ultimo ha resistito al dittatore e alle sue schiere, sostenute anche dai fascisti italiani, con il sacrificio anche di migliaia di giovani europei - compresi gli antifascisti italiani - in difesa della Seconda Repubblica.

La Generalitat de Catalunya ha deciso che potranno essere consultati i documenti relativi a 24.733 casi di "vagos y maleantes" ossia "asociali e delinquenti" negli anni dal 1933 al 1985. La legge, che era stata introdotta nella Seconda Repubblica, era stata poi utilizzata sotto il franchisto proprio per punire gli omosessuali, in nome del buoncostume e della morale e fu utilizzata fino al 1970, quando venne sostituita dalla legge su "Pericolosità sociale e riabilitazione".

Grazie a quest'iniziativa catalana, si potranno conoscere nei dettagli i casi di omosessuali, prostitute, disoccupati, transessuali, tossicodipendenti, vagabondi, disabili mentali, fra cui erano classificate le lesbiche: il loro orientamento sessuale non era neppure preso in considerazione. Nei faldoni, addirittura, risultano anche i nomi dei delatori, che denunciavano il proprio vicino, conoscente, collega di lavoro, permettendo che venisse poi arrestato o internato.

La Spagna, grazie a un'iniziativa del dicembre 2007, è l'unico paese europeo che oltre a riconoscere la persecuzione delle persone omosessuali - come avviene anche in Francia e in Germania - ha stanziato fondi per risarcire le vittime omosessuali della dittatura franchista.

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