Né PaCS, né DiCo. Arrivano i DiDoRe

Il ministro BrunettaEccoci a nuove sigle che noi italiani tanto amiamo – come spesso mi fa notare un mio amico maltese. La proposta di legge sulle unioni di fatto di Rotondi e Brunetta sfodera un altro acronimo: DiDoRe. Dove Di sta per DIritti, Do per DOveri e RE per REciprocità dei conviventi. Dice il ministro Brunetta:

“Né Dico, né Pacs. Con il pretesto dei diritti, la sinistra intendeva puntare alla roba. Assalire la diligenza del welfare. In particolare, le pensioni di reversibilità; su cui l'Italia ha già le norme più generose al mondo, che però non affondano il sistema perché di solito un coniuge sopravvive all'altro di una manciata di anni. Ma con i Dico il superstite avrebbe percepito la pensione per venti o trent'anni: un disastro. Al contrario, i Didoré — DIritti e DOveri di REciprocità dei conviventi — non prevedono oneri per lo Stato. Non un solo euro a carico del contribuente. Non welfare; diritti individuali. La sinistra, nascondendosi dietro le coppie omosessuali, aveva progettato un colpo grosso, un imbroglio. Paradossalmente, meglio Zapatero, per cui le due tipologie di convivenza si equivalgono. Per me, così non è, così non può essere e non voglio che sia”.

Alla base di tutto c'è sempre il denaro...

La proposta prevede diritti e doveri. Sul versante diritti c'è la possibilità di visitare il convivente e accudirlo in caso di malattia; di designarlo come rappresentante per le decisioni in materia di salute, donazione degli organi, trattamento del corpo e celebrazioni funerarie; di succedergli nel contratto di locazione. Per i doveri si prevedono, ad esempio, gli alimenti, per un periodo proporzionale alla durata della convivenza.

Non ci resta che aspettare il testo della proposta di legge per poterne parlare meglio.

Per curiosità: finora abbiamo avuto PaCS, DiCo, DiDoCo, Cus e ora DiDoRe. Altre proposte?

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