L'Osservatore Romano: il cardinal Newman non era gay

Il Cardinal NewmanLa questione dell'esumazione del cardinal Newman in vista della sua canonizzazione continua a tener banco. Soprattutto in considerazione della sua omosessualità - presunta o vera - e del suo desiderio di riposare in eterno accanto al suo compagno il sacerdote Ambrose St John.

Ora scende in campo L'Osservatore Romano che pubblica un articolo a firma di Ian Ker, il massimo studioso del pensatore inglese, docente di teologia all'università di Oxford e autore, tra l'altro, della più completa e documentata biografia del cardinale. Dice il Ker:

Al riguardo, se il desiderio di essere seppellito nella stessa tomba di un altro fosse la prova di un qualche amore sessuale per quella persona, il fratello di Clive Staples Lewis, Warnie, seppellito nella stessa tomba secondo la volontà di ambedue i fratelli, avrebbe dovuto nutrire sentimenti incestuosi per il fratello. O ancora, la devota segretaria di Gilbert Keith Chesterton, Dorothy Collins, trattata da lui e da sua moglie come una figlia, pensando che sarebbe stato presuntuoso chiedere di essere seppellita insieme ai Chesterton, volle essere cremata e dispose comunque che le sue ceneri fossero inumate nella stessa tomba. Questo significa forse che provava qualcosa di più che un sentimento filiale per uno o per entrambi i suoi datori di lavoro?

In merito all'omosessualità del presule, il biografo dice:

Nella sua Apologia pro vita sua Newman "con grande riluttanza" ricorda come al tempo della sua prima conversione all'età di quindici anni fosse giunto alla convinzione che "fosse volontà di Dio che rimanessi celibe". Durante i quattordici anni successivi, con l'interruzione di qualche mese e poi con continuità, ritenne che la sua vocazione "avrebbe richiesto tale sacrificio". Non c'è bisogno di ricordare che allora non esistevano "unioni civili" tra uomini in un Paese che ancora era cristiano, dove l'attività omosessuale era punibile con la prigione e da tutti considerata immorale.

Quindi continua:

Newman, naturalmente, parlava del matrimonio con una donna e del "sacrificio" che il celibato comportava. L'unica ragione per cui il celibato poteva essere un sacrificio era perché Newman, come ogni uomo normale, desiderava sposarsi. Ma, sebbene non ancora appartenente a una Chiesa dove il celibato era la regola o addirittura l'ideale, Newman, profondamente immerso nelle Scritture, conosceva le parole del Signore: alcuni "si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli".

Ma come la mettiamo con il rispetto delle ultime volontà di una persona? Ecco l'illuminante risposta di Ker:

Durante la sua vita da cattolico Newman insisteva sempre che tutti i suoi scritti potevano essere corretti dalla santa madre Chiesa. Questo era il suo costante ritornello. Se l'autorità ecclesiastica decide di traslare il suo corpo in una chiesa, la risposta di Newman sarebbe senza dubbio che il suo ultimo testamento, come tutto quanto aveva scritto, lo aveva scritto sotto la correzione di una autorità più alta. Se questa autorità decide che il suo corpo venga traslato, mentre quello del suo amico no, Newman avrebbe detto senza esitazione: "Così sia".

Per cui, state tutti zitti, che sappiamo noi come agire. E amen.

Via | L'Osservatore Romano + Zenit

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