Claudia Cardinale in Tunisia per difendere i gay

Claudia CardinaleImpegnata sul set di un film a basso budget – opera prima di Mehdi Ben Attia – ambientato in Tunisia su una madre e il figlio omosessuale, Claudia Cardinale parla dell'omosessualità e di come questa è vissuta nella sua Tunisia. Titolo del film è Le fil. Di seguito alcuni passaggi dell'intervista su Repubblica.

Pensa anche lei, signora, che avere un figlio omosessuale sia una colpa?
Dal 2000, come ambasciatrice dell'Unesco difendo i diritti di tutti. Soprattutto quelli delle donne. Mi sono battuta, ho lottato per tante donne, da Amina in poi. Da oltre dieci anni mi occupo di Aids. Figuriamoci se ho problemi con gli omosessuali. Ho avuto grandi amici omosessuali che mi hanno voluto molto bene. Primo fra tutti Luchino Visconti. Ero una ragazzina, avevo appena lasciato casa, la Tunisia, e nel '63 ho girato Il gattopardo. Ho accompagnato Luchino in molte occasioni, che bei viaggi ho fatto con lui! Era facile a vivere, colto, affascinante. Parlavamo in francese.

È vero che il governo tunisino ha concesso il permesso di girare un film con un argomento così tabù solo perché lei è tra i protagonisti?
Così sostengono il regista e il produttore.

Un argomento difficile e un film di un esordiente: ci vuole coraggio...
È così divertente avere accanto Malik e Bilal che ci vorrebbe coraggio a non lavorare con loro. Ho girato talmente tanto, niente nel cinema mi fa più paura. Da piccola ero un maschiaccio e quel coraggio, da adulta, l'ho conservato. Visconti diceva: "Claudia sembra una gatta da accarezzare; in realtà è una tigre che divora i suoi domatori".

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