Il cinema omosessuale tra contaminazioni e sdoganamento di genere

Copertina del libro Engendering gay cinema di Stefano GrespanÈ in libreria un interessante studio di Stefano Grespan dal titolo Engendering gay cinema. Analisi ed evoluzione del cinema omosessuale tra contaminazioni e sdoganamento di genere (Edizioni Croce). L'autore ha gentilmente risposto ad alcune domande sul suo libro per noi di Queerblog.

Raccontaci un po’ la genesi di questo studio
Questo lavoro nasce come ricerca accademica. È da diverso tempo che osservando film a tematica gay rintraccio dei parallelismi sia estetici che narrativi, così mi sono chiesto se esistesse un insieme di film che potessero costituire un genere cinematografico alla stregua e a pari dignità degli altri generi cinematografici.

Il sottotiolo è “Analisi ed evoluzione del cinema omosessuale tra contaminazioni e sdoganamento di genere”: che novità hai ‘scoperto’ sul cinema gay?
Nessuna scoperta. Questo è un primo tentativo d’indagare sistematicamente e con metodo sulle logiche che sottendono produzione, realizzazione, distribuzione, classificazione e interpretazione di una serie di prodotti filmici, rintracciabili fin dalla nascita del cinema stesso, contrassegnati come film ‘gay’ e sentiti come archetipi dalle varie comunità omosessuali del mondo. Adottando un approccio semiologico ho analizzato una componente semantica, sintattica e pragmatica che contraddistinguono a mio giudizio il cinema gay. Cinema che solo oggi, grazie ai mutati contesti sociali e alle nuove strategie di mercato, riesce a parlare un linguaggio verosimile e a essere riconosciuto all’interno di numerosi FilmFestival, anche esterni ai circoli gay.

Ma perché parlare di cinema gay? Non sarebbe meglio parlare di cinema e basta?
Il cinema è cinema: forma d’arte e di spettacolo con tutto quello che ne comporta. Come ogni espressione artistica, dalla letteratura alla musica al fumetto, è oggetto di studio e di classificazioni, talvolta estreme semplificazioni come quelle che quotidianamente si ritrovano nei mass media.

I generi cinematografici non sono più rigidamente distinti come un tempo ma si contaminano in continuazione. Paradossalmente, in questo gioco di scambi, il genere cinematografico omosessuale sta vivendo la sua fase matura. Dopo una lunga genesi attraverso gli altri generi cinematografici, possiamo oggi parlare di un nuovo genere che coinvolge trasversalmente tutte le cinematografie del mondo sia per numero di film prodotti sia per il riconoscimento ottenuto.

Rintracciare una coscienza generica corrispondente ad una classificazione generica, cioè un vasto pubblico capace di identificare principi interpretativi e segni distintivi di un film riconducendolo ad un genere, non significa ne ghettizzare ne elogiare, semplicemente riconoscere i termini di un fenomeno emergente.

Che ne pensi della scelta di Tinto Brass come presidente del Queer Lion Festival?
Una scelta positiva perché Brass è riconosciuto un grande regista italiano e possiede tutti i requisiti per ricoprire quella posizione. Se qualcuno la ritiene una scelta discutibile allora farà parlare e questo darà indirettamente maggior visibilità al premio. La presenza di Brass, quale maestro del cinema erotico italiano, pone anche l’accento sul segno che distingue questa cinematografia: il segno erotico, nella sua accezione profonda e non solamente carnale. Senza più timori, senza più remore, anche l’Italia deve progressivamente riconoscere questo genere cinematografico che investe pienamente anche la propria cinematografia nazionale, pur nella grande difficoltà che hanno i film italiani ad arrivare al grande pubblico e ad essere capillarmente distribuiti.

Tre film ‘gay’ che un lettore di Queerblog non può assolutamente non vedere...
C’è l’imbarazzo della scelta e la scelta è imbarazzante. Un lettore di Queerblog dovrebbe aver visto dei cult movie come Priscilla, la regina del deserto di Stephan Elliott (1994), Stonewall di Nigel Finch (1995) e Another Country di Marek Kanieska (1984). Ma gli consiglierei di vedere tre film più recenti come: Yossi & Jagger di Eytan Fox (2002), Plata Quemada di Marcelo Pineyro (2000) e Tabù-Gohatto di Nagisa Oshima (2000).

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