A 11 anni dalla morte di Gianni Versace un documentario


Ci sono personaggi che sono icone già da vivi e diventano vere e proprie leggende da morti. Altri che diventano miti proprio dopo la morte (o per come sono morti) e magari se fossero diventati vecchi la loro luce avrebbe smesso di brillare e oggi non se li ricorderebbe nessuno.

Me lo sono chiesta spesso: se Marilyn non fosse morta così giovane, bella, triste, sola e tragicamente, e oggi fosse una vecchia americana con la sedia a rotelle, le tutine a fiori, la tinta platinata e abitasse in Florida, esisterebbero i gadgets con la sua immagine? E se James Dean fosse ridotto a un panzone decandente alla Homer Simpson? E Che Guevara, se non fosse morto in Bolivia per i suoi ideali e fosse ora un fetito vecchio rincoglionito, al 1° maggio ci sarebbero le bandiere con la sua immagine?

Nonostante i miei dubbi, sono certa ci siano delle figure destinate ad essere un mito per ciò che hanno fatto in vita, e la cui morte ha solo impoverito l'umanità. Tra questi penso a John Lennon, Martin Luter King, Gandhi, ma anche personaggi più "frivoli", ma comunque significativi per tante persone, come Lady Diana e Gianni Versace. Ed è di quest'ultimo che vogliamo parlarvi, proprio oggi che ricorre l'undicesimo anniversario della sua tragica morte. Perchè sarà in onda domani su Discovery Channel (Sky), un programma dedicato alle ultime 24 ore di vita del celebre stilista.

Si tratta di "Final24", un programma che focalizza gli ultimi giorni di vita di personaggi famosi morti tragicamente. La prima puntata è proprio su Gianni Versace. E ricordiamo che l'omicidio di Versace è stato inserito nella classifica dei “Venticinque maggiori crimini del secolo” stilata dal magazine Time.

Perché Gianni Versace è stato ucciso con due colpi di pistola alla testa sul vialetto della sua casa in Florida? Chi è il giovane assassino che il 15 luglio ha fermato la vita del grande stilista? A queste domande cercherà di dare un risposta la ricostruzione dei fatti operata dagli autori del programma, in onda da domani alle 23, partendo dalla tragica fatalità delle ultime 24 ore di vita di Versace che lasciò di fretta Parigi, dove si tenne la sua ultima sfilata, per raggiungere il suo appuntamento col destino a Miami.

Che l'indagine sia stata fatta in modo sommario o che sia stata chiusa troppo in fretta sono tanti a supporlo. Io so solo che se Gianni Versace fosse ancora vivo ne avremmo guadagnato in tanti.

1) Il suo compagno Antonio D'Amico, per esempio, che oggi non sarebbe vedovo e vivrebbe ancora nelle case che aveva con il suo uomo. E invece Donatella, incurante della volontà del fratello, l'ha cacciato. Lui che è un signore, e a Versace voleva bene davvero, se n'è andato senza protestare troppo. Dopo aver perso l'amore della propria vita, perdere le proprietà in confronto è poca cosa.

2) Il mondo della moda e chi amava il suo talento. Se Gianni fosse ancora vivo, Donatella sarebbe ancora solo la sorella brutta e cafona, e noi oggi avremmo dei vestiti molto più innovativi e di classe di quelli che ci propina la travestita bionda che avrà pure conquistato le baraccone di Hollywood, ma non la gente che ama la moda di qualità (ma è una mia opinione).

3) Il movimento gay che avrebbe ancora in vita un suo degno rappresentante, di quelli che forse sarebbero stati utili alla causa del raggiungimento di diritti ancora negati in molte parti del mondo, e che avrebbe potuto essere un esempio positivo di famiglia per la società.

4) Allegra Versace che, se lo zio fosse ancora vivo, non sarebbe una delle ereditiere più ricche del mondo ma chissà forse sarebbe più felice e non avrebbe quell'aria sofferta di chi è sotto le grinfie di una strega cattiva assetata di potere e di comandare.

Ma queste sono solo elucubrazioni. Purtroppo Gianni Versace è stato ucciso 11 anni fa. E per ricordarlo non ci resta che la memoria e un documentario...

  • shares
  • Mail
5 commenti Aggiorna
Ordina: