Favolose narranti. Storie di transessuali

Copertina del libro Favolose narranti. Storie di transessuali di Porpora MarcascianoCome preparazione al Pride del 28 giugno – e come riflessione post-pride – consigliamo il nuovo libro di Porpora Marcasciano, Favolose narranti. Storie di transessuali, edito da Manifestolibri in questi giorni. Porpora definisce il suo libro orgoglioso perché si colloca nello spirito libertario e liberante che innescò la favolosa rivolta di Stonewall. L'autrice ha gentilmente risposto ad alcune domande sul suo libro per noi di Queerblog.

Quanto è importante narrare storie oggi, nell’era di internet, ipod, mp3, payperview e via dicendo?
Viviamo in un’epoca basata sulla velocità, elemento prodotto soprattutto dai mezzi di comunicazione di massa a cui si fa riferimento nella domanda e tutto questo fa sì che le cose, le persone, le esperienze passino e se ne vadano velocemente senza lasciare traccia. Mi sembra chiaro che, in un periodo in cui la memoria fa fatica a stabilizzarsi, raccontare la propria storia è fondamentale. Soprattutto perché narrando di sé non solo si ricostruisce la propria storia – intesa in senso individuale e collettivo – ma con essa anche una coscienza: chi siamo, quale il nostro percorso, quale la nostra storia, qual è la nostra esperienza. È importante narrarlo perché fino ad ora lo hanno fatto altri. Altri hanno spiegato, analizzato, studiato, descritto la vita dei/delle transessuali, mai loro in prima persona. Credo che la narrazione non solo restituisca la coscienza, ma anche il senso della propria vita.

Si legge nel tuo libro: “Io fortunatamente sono riuscita a rimettermi in gioco, la vita mi ha ritirato in ballo e io… mi son messa favolosamente a ballare”. Quante sono le persone transessuali, invece, che non riescono a rimettersi in gioco?
Le persone che non riescono a ballare sono molte, tantissime perché le persone trans che si vedono sono una piccola parte e spiego il perché: siccome il transessualismo corrisponde a una percezione a un modo di sentirsi (mi sento donna e sono nata maschio e viceversa) e questa percezione diventa visibile solo quando si decide di intraprendere il cosiddetto transito. Chi lo intraprende rappresenta una minima parte. C’è gente come Laurella (una delle storie del mio libro) che si è decisa a 56 anni, altri a 60 e altri ancora non ci riescono per motivi culturali più che naturali legati all’ambiente in cui vivono. Ci si mette in gioco più facilmente in alcune aree, in alcuni contesti; l’Italia da questo punto di vista si presenta a macchia di leopardo. Comunque va detto che negli ultimi due anni la situazione è peggiorata perché nel nostro paese è aumentata l’intolleranza, la trans fobia, il razzismo e questo è sotto gli occhi di tutti.

Il tuo libro esce nel periodo del pride: è un libro orgoglioso, dunque...
È orgogliosissimo perché il mio libro, la mia associazione, il MIT, la mia area, la mia vita si collocano nello spirito di Stonewall che è lo spirito libertario e liberante che innescò quella favolosa rivolta che ogni anno festeggiamo con il Pride e in quella rivolta c’era diritto, c’era dignità, c’era libertà e… orgoglio, orgoglio di essere T.

Quale storia avresti voluto narrare e non l’hai fatto?
Non mi sono posta il problema perché ne ho ancora tante da raccontare, l’importante è che le persone comincino a raccontarsi, a se stesse, agli altri, per far emergere una storia dei più piccoli, dei tanti, di coloro che la storia l’hanno subita. Mi piacerebbe raccontare la storia di Lucy oggi ottantacinquenne deportata a Dacau per omosessualità. La sua storia mi emoziona e mi riempie di orgoglio e son quelle che vanno restituite.

Per concludere: pride-carfagna-esibizionismo-chiesa-politica... cioè?
Continueranno a dire la loro…, ma sia ben chiaro: resta la loro che è la stessa logica che ci ha annullati per secoli. Se si capisse questo, forse la realtà apparirebbe più chiara. Basterebbe leggere più attentamente la storia per capire che questi signori, con la loro logica, sono gli stessi che ci hanno messo sui roghi, nei manicomi, in carcere, nei campi di sterminio e che oggi con le loro parole continuano ad armare la mano dei nostri assassini. Solo nel 2007 ci sono stati 10 transessuali uccise e tantissime aggredite/i. Cosa dire? Che noi nei Pride continueremo a divertirci, a delirare, a essere favolose perché tutto questo è l’esatto opposto della loro tristezza e del loro squallore. Spero solo che trans, gay e lesbiche abbiano un sussulto di dignità e reagiscano allo squallore che si è radicato nel nostro paese.

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