Bandiera della pace vs bandiera gay

Bandiera rainbow al Pride di Parigi 2006

In questi giorni è sorta una polemica - abbastanza contenuta a dire il vero - in merito al significato della bandiera della pace, polemica che ha coinvolto anche la bandiera rainbow del movimento gay e alcuni esponenti italiani della comunità lgbtq. L'agenzia cattolica Fides - che è un'agenzia della congregazione per l'evangelizzazione dei popoli - ha pubblicato una riflessione dal titolo L'Arcobaleno: sincretismo o pace? nel quale si chiede esplicitamente:

come mai uomini di Chiesa, laici o chierici che siano, hanno per tutti questi anni ostentato la bandiera arcobaleno e non la croce, come simbolo di pace? Sarebbe interessante interrogare uno per uno coloro che, forse anche inconsapevolmente, hanno affisso sugli altari, ingressi e campanili delle chiese lo stendardo arcobaleno.

Nel dossier – che, lo ricordiamo, è rivolto a uomini di Chiesa, laici o chierici che siano – si esamina il simbolo dell'arcobaleno, con relativa bandiera, sotto diversi punti di vista: storico, teosofico, new age, movimento nonviolento e anche gay. È un testo molto pacato; se si vuole, l'unica nota polemica – a mio parere – è la seguente:

Comunque al di là di chi sia stato il primo ad ostentare tale simbolo resta il fatto incontestabile che si presenta come il più adatto a rappresentare un idea, oggi molto in voga, secondo la quale non ci sarebbe alcuna verità assoluta: tutte le opinioni hanno la medesima dignità e quindi meritevoli di spazio. Secondo questo tipo di idea per esempio è possibile mettere sullo stesso piano partiti politici o gruppi culturali che rivendicano, legittimamente, la difesa della dignità della donna, e gruppi, come è accaduto recentemente in Europa, che rivendicano la depenalizzazione dei reati di pedofilia. Si tratta ovviamente di aberrazioni possibili, solo all’interno di una mentalità relativistica come quella che caratterizza le nostre società occidentali.

Essendo un testo interno che non accusa nessuno ma propone ai membri della Chiesa l'uso di un “simbolo” quale la croce, mi riesce difficile comprendere alcune reazioni del mondo gay italiano. Mentre Paola Concia fa semplicemente notare che lei non giudicherebbe una scelta fatta da milioni di persone in tutto il mondo, Franco Grillini è più caustico:

“Nulla di nuovo sotto il sole, siamo al solito odio nei confronti dei diversi [...] La verità è che negli ambienti ecclesiastici il sentimento omofobico la fa da padrone [...] I preti che partecipano alle marce pacifiste è giusto che utilizzino simboli universali anziché pretendere di imporre il simbolo loro”

È una mia impressione o si tende un po' a vivere con il fucile spianato?

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