Quattro: la genitorialità tra donne

Copertina del libro Quattro di Cristiana AlicataQuattro è il romanzo di Cristiana Alicata e, come ben si evince dalla copertina, racconta la storia di due mamme e due figli. Le due mamme stanno insieme. Il libro - pubblicato nel 2006 - è il primo di Cristiana Alicata e affronta il tema dell'omogenitorialità in maniera profonda e intensa. Un libro da leggere assolutamente. Magari l'intervista fatta all'autrice potrà incuriosirvi...

Parlaci un po' di te
Non vorrei scriverti un altro libro.... Se ti accontenti, ti dico che: ho fatto quattordici traslochi, ho girato l'Italia sia per motivi familiari che per lavoro... sono scappata di casa a 14 anni e non sono tornata... sono ingegnere meccanico e lavoro al Marketing Fiat in un'epoca in cui tutti vorrebbero lavorarci. Vivo tra Torino e Roma. A Torino, ho una casa molto bohemien, quasi in centro, a due passi dal quartiere di pusher e prostitute, con il parquet antico e una bellissima bow window dove mi rinchiudo a scrivere la notte se non sono in giro a far baldoria. A Roma vivo con mia moglie, con la quale sto da quasi otto anni, in un appartamento tranquillo con un piccolo giardino. Lì taglio l'erba, faccio le grigliate per gli amici e cerco di convincere mia moglie a fare un figlio. Come vedi mi divido tra un luogo maledetto e uno di pace. Forse è la condanna di chi scrive, ma almeno invece di fare convivere questi due lati nella mia testa ho la fortuna di avere due luoghi dove liberare queste due parti di me. A parte gli scherzi, ovviamente, questa separazione fisica non è voluta. Prima o poi conto di tornare a Roma, visto che la moglie da Roma non si schioda.

Come ti è venuta l'idea di scrivere Quattro?
Volevo dare un contenitore ad una raccolta di racconti. La storia era un figlio che saliva in soffitta dopo la morte delle due madri e trovava i racconti e li leggeva. Poi questo bambino, Andrea, mi ha invaso, mi ha costretto a raccontare la sua storia. Non era molto interessato ai racconti. Era più interessato a capire e a capirsi. A raccontare lui. L'idea della genitorialità tra due donne, come ho scritto nella post-fazione, mi è venuta conoscendo Daniela Bellisario, una splendida donna, più grande di noi, che stava facendo un percorso di genitorialità con grande coraggio e riflessione. E poi ero in Svizzera, lontano da tutti, accudita da due fantastici amici eterosessuali che quando entravo in trance davanti al portatile mi cucinavano la cena... era una dimensione fiabesca e Quattro è un pò una favola.

Un commento su Quattro che ti ha stupito è stato...
All'ultima presentazione la persona che mi “interrogava” (era una prof di lettere quindi le veniva bene!) mi ha chiesto (dopo avermi messo in grande difficoltà con delle domande davvero toste) se pensavo di avere messo una pietra miliare nella letteratura. Ho riso e non ho risposto, ovviamente. Ma mi ha colpito e fatto piacere. In fondo Quattro è, come dicevo prima, una favola. Ne avevo bisogno io, ma forse tutta la comunità ne ha bisogno. Di uscire dal loop letterario dell'eterna adolescenza, del sesso sfrenato, delle droghe e del ripudio. Anche noi abbiamo bisogno di sognare. Banalità? Normalità? Forse. E allora?

Consiglia un libro che, idealmente, potrebbe essere il genitore di Quattro
Quattro non ha genitori nel senso di riferimenti letterari... non avevo mai letto nulla sull'argomento, ma ti posso citare un film: Le Fate ignoranti per l'atmosfera e la narrazione collettiva della comunità di amici. I libri che mi hanno colpito negli anni afferiscono alla letteratura russa, all'esistenzialismo francese. Pavese, Vittorini, Foster. Poi il primo De Carlo, quello di Due di Due (dopo non è stato più capace di ripetersi). E la letteratura dell'infanzia: da Le piccole Donne, a Salgari, a Verne... I ragazzi della Via Paal, Pattini d'Argento e tutte le fiabe del mondo. Ho divorato fiabe e mitologia greca quando ero piccola. E lo facevo di notte... di giorno giocavo a calcio per strada. Come vedi fin da subito ho fatto convivere due lati di me così diversi.

Cambiando argomento: ultimamente hai scritto una lettera ad Alemanno - pubblicata da Repubblica - in cui lo hai invitato a partecipare al Roma Pride: pensavi che vi avrebbe preso parte?
No. Non l'ho mai pensato. Ma so che è rimasto molto colpito dalla lettera e come sai ha invitato le associazioni, tutte, intorno ad un tavolo, prendendo anche degli impegni. Lo considero un grande passo rispetto al suo percorso politico personale, molto più coraggioso di molti altri sindaci che dovrebbero essere “naturalmente” dalla nostra parte. Ha fatto delle aperture importanti ricreando il tavolo GLBT (anche se sotto l'assessorato alla cultura e non a quello delle pari opportunità) e relativamente alla battaglia contro l'omofobia e per combattere la disoccupazione fondata sulla discriminazione e che porta molti alla prostituzione. Il suo provenire dalla destra, inoltre, lo manterrà superpartes in una città in cui le associazioni sono litigiose e in lizza tra loro. Questo non potrà che fare bene al movimento romano se solo saprà sfruttare questa nuova parità "politica". Anche se a Roma vedo molta immaturità che, per esempio, a Torino non c'è. Alemanno non poteva patrocinare il Pride e non credo abbia inciso nel problema delle autorizzazioni a Piazza San Giovanni che è una questione legata alla Prefettura e agli equilibri di potere clericali della città.

Infine, una domanda che volevi che ti facessi e non ti ho fatto (e magari dai anche la risposta)
Non ho domande da farmi. O meglio... non in pubblico.

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