Gay Pride: il movimento smentisce la Carfagna

Il patrocinio, ovviamente, non si chiede per il corteo del Pride, ma per tutte le iniziative culturali e informative collaterali. Ci pensa il Circolo Mario Mieli di Roma a spiegare alla ministra Carfagna i particolari sul Gay pride, che la signora ha già deciso di non patrocinare. Sono tanti, però, gli strafalcioni della titolare delle Pari opportunità, che per valutare la discriminazione delle persone omosessuali si affida alle chiacchierate con i suoi "amici omosessuali" e non alle indagini nazionali e internazionali o alle risoluzioni del Parlamento Europeo.

In ogni caso, le richieste del movimento

non possono essere certo ridotte al riconoscimento delle coppie omosessuali, pur centrale, ma vanno da normative antidiscriminazione in linea con gli altri Paesi europei a norme contro la violenza omofoba e transofoba, a norme che rendano meno traumatico e più agevole il cambio di identità anagrafica per le persone trans, al diritto di asilo per le persone perseguitate in altri paesi, al ricongiungimento anche delle coppie dello stesso sesso come previsto dalla normativa comunitaria, al contrasto a ogni forma di discriminazione, razzismo, sessismo, violenza contro le donne. Tutte richieste che un Ministro delle pari opportunità dovrebbe valutare e studiare con attenzione e impegno prima di bollarle dicendosi frettolosamente in disaccordo.

Anche il resto del movimento lgbt italiano ha replicato con durezza alla Carfagna, a cominciare dal presidente di Arcigay Mancuso e da Franco Grillini, ex parlamentare socialista. Sorprende, in tutto ciò, il silenzio del sito di Repubblica, che lascia al Corriere.it il compito di sollevare il caso. Evidentemente la questione non rientra nei contenuti del quotidiano romano, anche se dal Pd e dal resto della sinistra sono partiti strali verso Mara Carfagna.

Sorprende, in ogni caso, che la ministra di destra (delle Pari opportunitò, lo ricordiano) ritenga che in Italia i gay non siano discriminati, anche se non possono sposarsi né unirsi civilmente né registrare la propria convivenza; mentre, proprio in questi giorni, la Corte Suprema della California ha stabilito che i gay sono discriminati se, pur potendosi unire civilmente, il loro legame ufficializzato non ha lo stesso nome dato alla medesima unione fra etero.
Metro di valutazione differente?

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