La leggenda di Anita Berber nella Berlino della Repubblica di Weimar

Anita Berber

La sua vita fu breve e scandalosa. I suoi occhi vistosamente bistrati ci sogguardano, ancora impenetrabili, dal celebre ritratto che Otto Dix le dedicò. Anita Berber, attrice, ballerina e scrittrice, fu senza ombra di dubbio una delle figure più chiacchierate di tutta la Berlino della Repubblica di Weimar.

Le sue appassionate storie con altre donne, le sue danze a seno nudo e quell’amore malato per la cocaina (celata in un una grande spilla d’argento che appuntata sulla sua grande stola di zibellino che l’avvolgeva come uno scialle) alimentavo di continuo il pettegolezzo. Le voci così correvano, si dilatavano e nella loro folle corsa, in quel loro inevitabile passare di bocca in bocca si storpiavano fino all’inverosimile.

Ecco che a volte le si attribuiva un’amante di solo quindici anni, altre la si voleva invece schiava d’amore di una donna misteriosa e senza nome. La bellezza di Anita Berber affascinò anche Fritz Langche la volle per il suo film Il Dottore Mabuse. Il suo fisico esile, quei suoi seni scarni e celebri furono catturati per sempre dalla macchina da presa del celebre regista, ma la vita della Berber era ormai giunta al suo capolinea.

L’epilogo non poteva che essere parimenti drammatico. Una grave forma di tubercolosi le fu infatti diagnosticata mentre la ballerina era in tournée all’estero. Non ci fu tempo per nessuna cura. Nessuna partenza per il sud. La morte arrivò il 10 novembre 1928 quando la Berber, all’apice della sua fama, non aveva ancora trent’anni.

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