Non lo fo' per piacer mio...

Benedetto XVI con i cappellini

Dev'essergli andato storto un cappellino a Benedetto XVI. E si è infuriato. Stamane, infatti, per ben due volte ha parlato di sesso e, ovviamente!, di coppie di fatto. Ecco la cronaca di una mattinata sessuofobica in Vaticano.

Alle 11.45 il papa ha tenuto un discorso ai vescovi ungheresi e ha analizzato la secolarizzazione che anche l'Ungheria sta vivendo. Ha detto:

La prima realtà che purtroppo fa le spese della diffusa secolarizzazione è la famiglia, che anche in Ungheria attraversa una grave crisi. Ne sono sintomi la notevole diminuzione del numero dei matrimoni e l’impressionante aumento dei divorzi, molto spesso anche precoci.

Quindi:

Si moltiplicano le cosiddette “coppie di fatto”. Giustamente voi avere criticato il pubblico riconoscimento delle unioni omosessuali, perché contrario non solo all’insegnamento della Chiesa ma alla stessa Costituzione Ungherese. Tale situazione, unita alla carenza di sussidi per le famiglie numerose, ha portato ad un drastico calo delle nascite, reso ancor più drammatico dalla diffusa pratica dell’aborto.

Pertanto se aumentano gli aborti la colpa è dei gay.

Terminato quest'incontro, alle 12,15 precise, in una sontuosa sala del Palazzo Apostolico, ha concesso udienza ai partecipanti al Congresso internazionale promosso dalla Pontificia Università Lateranense, nel 40° Anniversario dell’Enciclica Humanae vitae. Ha particolarmente insistito sul fatto che non si possa scindere la sessualità dalla procreazione: per cui, farlo per piacere no, ok? Ovviamente parlando a degli universitari non è stato diretto come con i vescovi, ma ha fatto uso di parole più ricercate per esprimere alla fine lo stesso concetto:

Se l’esercizio della sessualità si trasforma in una droga che vuole assoggettare il partner ai propri desideri e interessi, senza rispettare i tempi della persona amata, allora ciò che si deve difendere non è più solo il vero concetto dell’amore, ma in primo luogo la dignità della persona stessa. Come credenti non potremmo mai permettere che il dominio della tecnica abbia ad inficiare la qualità dell’amore e la sacralità della vita.

D'accordissimo con il rispetto della persona amata. Ma perché non ci si può avvalere dei progressi della tecnica? Il solito discorso frustrante.

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