Nichi Vendola, prima dell'assoluzione, si reca in tribunale con il suo compagno

Nichi Vendola, prima dell'assoluzione, si reca in tribunale con il suo compagno

Vendola come Fiorito? Anche lui, con la sua storia personale e politica, esempio di corruzione? In un clima di totale sfiducia, verso la politica e verso le istituzioni, la decisione del tribunale di Bari di assolvere, perché il fatto non sussiste, il presidente della Puglia tutt'ora in carica, Nichi Vendola, rimane sostanzialmente una buona notizia.

Lo è in primis perché riequilibra le parti, fa tirare un sospiro di sollievo a Pier Luigi Bersani - «Le primarie ora diventano un confronto vero per un progetto comune tra opzioni diverse», ha dichiarato in una nota d'agenzia affidata alla portavoce Alessandra Moretti - prende le distanze da un certo sistema che ha nauseato l'elettorato, che come denuncia fondamentale, corre sul web e sui social network: l'abuso di potere, visto che l'accertamento giudiziario riguardava un'accusa di concorso in abuso d'ufficio: la riapertura dei termini di un concorso per primario. Secondo le istanze d'accusa, infatti, Vendola avrebbe fatto pressioni sull’ex manager dell’Asl di Bari affinché venisse riaperto il concorso per l'incarico all’ospedale San Paolo, che nel 2009 vinse Paolo Sardelli.

Ma l'assoluzione è importante anche per il modus operandi, con cui il leader di Sel, ha vissuto le ore della sentenza, in maniera aperta e trasparente. Erano stati chiesti venti mesi dalla Procura e il rischio era alto, in termini di vita pubblica e privata. Vendola ha deciso di recarsi in aula, e rispondere allo Stato Italiano, insieme al suo compagno di vita, il canadese Ed Testa, di fatto un'unione non riconosciuta dalla legislatura vigente.

In un'Italia retriva, il gesto di Vendola sancisce, nella sua semplicità e naturalezza, un cambio dei costumi.

A seguito del verdetto, un Vendola commosso e in lacrime, si è dichiarato felice, queste le sue impressione rilasciate al Corsera:

Per me è un momento di felicità. Sono stato in questi anni usato come contraltare per le più scandalose inchieste che hanno coinvolto un pezzo di ceto politico verminoso. Io sono una persona perbene ed è stato per me bere un calice amaro. L'ho fatto con rispetto nei confronti della giustizia, un rispetto dei confronti della Procura della Repubblica [...] Ho vissuto un'intera vita sulle barricate della giustizia e della legalità. Oggi mi è stato restituito questo. Quello che avevo deciso era sincero. Non avrei potuto esercitare le mie pubbliche funzioni con quel sentimento dell'onore che è prescritto dalla Costituzione. Mi sarei ritirato dalla vita pubblica. Per me non era e non è mai in gioco soltanto una contestazione specifica rispetto a cui penso di poter documentare l'assoluta trasparenza dei miei comportamenti.

Foto | Getty

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