Se provengono da un gay, 12000 euro mensili di affitto non sono graditi

Logo della Enrico CoveriPecunia non olet, si diceva nell'antica Roma. Ad indicare che la provenienza del denaro non è importante. Probabilmente non la pensano così nella modernissima Milano, se ci si rifiuta di affittare una casa ad uno stilista (quindi gay) disposto a sborsare 12.000 euro al mese per l'affitto di una casa in via del Gesù, nel Quadrilatero della moda.

Lo stilista che si è visto rifiutare l'appartamento (cinque vani per oltre 200 metri quadri), è Francesco Martini Coveri – che ha preso le redini dello zio Enrico (morto nel '90) e guida, assieme alla madre Silvana, la Maison Coveri – che gay non è. L'agenzia immobiliare, molto quotata nel milanese, forse su indicazione del proprietario, gli ha negato l'appartamento perché se è stilista è gay e quindi non gli si può dare l'appartamento.

Stupita, e a ragione!, la reazione dello stilista Coveri jr:

quando ho sentito quella frase assurda non ne ho più voluto sapere. Non è importante il fatto che io non sia gay, il punto è un altro: è inspiegabile che, nel terzo millennio, nella Milano della moda, ci sia qualcuno che pone come discriminante per l'affitto di una casa i gusti sessuali di chi vuole andarci a abitare.

via | Repubblica

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