Prender coscienza della propria omosessualità. Un romanzo lo racconta

Copertina del libro Anche un uomoCanta Mina: “Anche un uomo può essere dolcissimo / specialmente se al mondo oramai / gli resti solo tu”. E Anche un uomo è il titolo del romanzo d’esordio di Gian Luca Mario Loncrini. Quel che colpisce subito è lo stile narrativo: si passa dalla terza alla prima persona non in maniera casuale ma per esprimere meglio il carattere dei personaggi dal di dentro.

Il romanzo narra la storia di un bambino che si scopre diverso dagli altri coetanei e affronta un percorso non sempre facile che lo condurrà ad accettare questa sua diversità. Di fondamentale importanza è per Paolo, il protagonista, la presenza della famiglia che lo ama e gli è accanto sempre. Se vogliamo è un romanzo che affronta l’annoso problema del “gay si nasce o si diventa?”.

Gianluca Mario ha gentilmente risposto ad alcune domande in merito al suo libro per i lettori di Queerblog.

Tu vivi tra Verona, Copenaghen e Florianopolis in Brasile: che tipo di vita fai?
Ho due grandi passioni, nella vita: la letteratura e viaggiare. Da anni gironzolo per il mondo. Ho conosciuto realtà molto diverse tra loro, spesso contrastanti, ma che mi hanno aiutato parecchio a farmi diventare la persona che sono. Ho chiuso la parentesi danese poco dopo la pubblicazione del libro. Una realtà ordinata, ma la popolazione non era esattamente quello che mi sarei aspettato. Preferisco persone calde, dirette, passionali, umili. Quando posso torno nel mio Brasile, dove la gente riesce a dare molto di più. Sono un eterno bambino: non ho ancora deciso che cosa farò da grande!

Anche un uomo è il tuo romanzo d’esordio. Hai detto che l’idea ti è venuta perché hai notato che nella letteratura omosessuale lo spazio dedicato all'infanzia e all'adolescenza dei protagonisti è spesso molto ridotto. E così hai voluto colmare una lacuna. A distanza di tempo dalla pubblicazione del romanzo, pensi di esser riuscito nel tuo intento?
Mi piace pensare di sì. L'idea mi è venuta dopo aver letto Non dirlo a nessuno di Jaime Bayly. Per l'ennesima volta, infanzia e adolescenza erano descritte come momenti tormentosi. Parte del carattere di ogni individuo si forgia in queste determinanti fasi. Ho voluto, così, creare un ambiente sereno. Non mancano certo i momenti di contrasto con la realtà che ogni gay inevitabilmente incontra, nel corso della vita. Ma ho voluto che le esperienze di Paolo, il protagonista, confluissero tutte verso un'unica direzione: quella della consapevolezza serena e felice. Spero di esserci riuscito.

Una parola sul tuo stile, che può apparire complicato. Come mai scegli di passare dalla prima alla terza persona di continuo?
Volevo che il percorso di Paolo fosse il meno possibile filtrato da una voce narrante, che il lettore crescesse a fianco del protagonista con il procedere della lettura. Lo stile è volutamente difficile, all'inizio, perché nel mio intento c'era quello di usare le parole, i pensieri di Paolo come canale per far capire al lettore cosa succede nella testa del bambino. Con gli anni egli impara molte cose. Il suo modo di ragionare si affina. E il modo per dare al lettore la possibilità di interiorizzare questo cammino era quello di lavorare proprio sullo stile dei ragionamenti del protagonista. Pagina dopo pagina, egli si fa più maturo. Come pure lo stile della narrazione. Rileggendo il testo una seconda volta, questo espediente appare più chiaro.

Una scena che mi è piaciuta molto è stata quella della prima confessione: il “ragazzino” con le sue semplici domande riesce quasi a smontare il “saggio” prete. Ritieni che sia molto forte lo scollamento tra la vita reale e quel che la chiesa cattolica propone?
Su questo potremmo scrivere intere pagine. Ma non voglio giudicare. E non l'ho fatto nemmeno nel libro. La realtà di ogni bambino si riassume nella vita in casa, a scuola, in chiesa. Ho dato ampio spazio a questi tre mondi nei quali contestualizzare le vicende di Paolo senza quasi mai intervenire con giudizi diretti. Il segreto per farsi rispettare è quello di fare lo stesso con le idee e le opinioni degli altri. Paolo, sebbene timido e molto sensibile, è un ragazzino sveglio e molto acuto. Lui stesso si abbandona poco alle considerazioni sulla famiglia, sulla comunità scolastica e su quella religiosa. Ma ciò che vede, che prova, che vive sulla sua pelle è sufficiente per chiarire in lui l'importanza di un ambiente familiare sereno; di quello scolastico che, si sa, corrisponde alla prova generale prima di diventare adulti e di fare parte di una realtà che giudica selvaggiamente e tollera ancora meno. La chiesa fa il suo lavoro. Gli scrittori fanno il proprio. I giudizi sono cosa troppo personale e delicata.

Leggo sul tuo sito che dovrebbe essere in arrivo un altro romanzo, sbaglio?
Sì. A fine aprile uscirà il mio secondo romanzo edito da Fabio Croce. Niente gay, stavolta. Ma ancora il mondo dell'infanzia, in netto contrasto con la serenità della vita di Paolo in Anche un uomo. Si intitolerà Saudade, una ragione per tornare. Lo stile, stavolta, sarà meno tentacolare. Si parla dei bambini nelle favelas brasiliane, realtà che ho potuto constatare da vicino proprio grazie ai lunghi periodi che trascorro in questa terra. Di sicuro un lavoro meno solare rispetto al primo. Ma non per questo pessimistico. Sarà tutto ambientato in un solo giorno.

Qui il link al booktrailer su Youtube.

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