Gay nell'antica Roma (niente di nuovo sotto il sole)

Tenerezze fra uominiL'epigramma è un breve componimento poetico, di vario argomento e dal tono satirico e mordace nella cui conclusione di solito c'è una sferzata per i costumi o le persone (la cosiddetta pointe finale).

Non son impazzito di lunedì mattina. È che desidero consigliare una lettura classica: quella degli Epigrammi di Marziale, vissuto circa dal 40 al 104 d. C. Marziale fu maestro nel campo degli epigrammi e tutta la sua opera merita di essere letta.

Il libro XI è il più scabroso della raccolta e qui e là si parla degli omosessuali dell’antica Roma. A volte son ritratti gustosi, altre volte sono dei pesanti giudizi. Un testo simpatico con il quale iniziare poeticamente la settimana è l'epigramma 43.

Moglie mia, perché m'hai sorpreso
con un ragazzo in amore
m'assali con ingiurie sanguinose
e gridi: «Ho un culo anch'io!» Giunone
quante volte l'ha detto a quel porcone
di Giove, e lui, cocciuto,
va a letto con Ganimede ormai cresciuto.
Incurvava Hila, deposto l'arco, il Tirinzio:
credi Megara fosse senza chiappe?
Febo per Dafne fuggitiva
ferocemente soffriva:
un giovinetto spartano soffiò via
quelle fiamme.
E all'Eacide Briseide sempre offriva
la schiena, ma al suo cuore
era più presso il suo impubere amico.
Di grazia, non dar nomi maschili
a quel che hai sotto.
Culo non vedo in te ma doppia fica.

Sia ben chiaro: non vogliamo certo inneggiare ai tradimenti familiari e nemmeno agli amori efebici, ma, parafrasando Europa del film Mater Natura ricordiamo che noi gay esistevamo prima di Roma e, nonostante Roma (ognuno la intenda come meglio crede...) continueremo ad esistere.

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