Donne in politica. Ma anche lesbiche e trans

L’accaparramento di voti dell’elettorato femminile è iniziato. Un pò come in America, che ha suggerito un trend cui gli italiani non possono non guardare e che ha dimostrato il peso politico della partecipazione femminile alle elezioni. Ma da noi non se ne parla nemmeno di candidate alla presidenza del consiglio. E allora si fa quel che si può.

L’avvocato di Giulio Andreotti, la Bongiorno di Porta a Porta, si candida per il Lazio con il Popolo della libertà. La Santanchè candidata premier per La Destra di Storace e la Prestigiacomo candidata in Sicilia per la Pdl. E poi la c’è la candidata con gli attributi, la Mussolini, ex Alternativa sociale, che confluisce anche lei in quel gran popolo della libertà in cui le donne sono il simbolo della cura, della difesa dei deboli, del calore alla mamma Rosa truccata da drag. Il solito specchietto per le allodole più che risorsa politica.

E allora ci pensa la Brambilla de fuego. La presidente dei circoli della libertà invece si propone come l’immagine della femmina maschilista tutta gambe, capelli e palle. La libertà di Michela Vittoria è un concetto assai discutibile. Ma lei dichiara che ne discute e ne discuterà approfonditamente sotto i gazebo.

On the other side il Pd tenta come può di solleticare l'elettorato glbt, candidando Paola Concia, portavoce del tavolo nazionale degli omosessuali del Partito democratico (Pd), fondatrice di Gayleft, mentre la Sinistra Arcobaleno punta sulla Luxuria in Sicilia. E le siciliane progressiste e democratiche già insorgono, sostenendo che una trans tolga poltrona e voti ad una donna. Brutta figura teodem.

La Lanzillotta è proposta dal Pd in Lombardia, insieme alla De Luca in corsa a Roma per il Senato, e la Sereni in Umbria candidata alla Camera per il Pd. Oltre ai nomi storici dalla Melandri alla Bindi,passando per la Bonino, fino alla Finocchiaro.
Tutte dichiarano il loro interesse ad avvicinarsi alla gente, per eliminare lo spauracchio dell’antipolitica e dello scollamento dei vertici dalle realtà sociali di cui s’è tanto parlato. Il nuovo trend è discuterne nei mercati, nelle strade, nelle piazze, nelle periferie. Un partèrre dal gusto vagamente strumentale.

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