Ernst Röhm, comandante gay delle squadre d’assalto naziste

Ernst Röhm, comandante militare delle celebri squadre d’assalto (vero e proprio braccio armato del Nazionalsocialismo) era uno dei pochi che poteva permettersi di usare il “tu” rivolgendosi a Hitler. Figura centrale degli anni tra le due guerre, Rohm venne arrestato ed ucciso perché ormai scomodo e inviso alle gerarchie militari che volevano sbarazzarsi una volta per tutte delle Sa e del loro comandante.

L’operazione di epurazione, che venne chiamata “La notte dei lunghi coltelli “, vide l’arresto di Rohm da parte dello stesso Adolfo Hitler che si presentò al cospetto dell’ex amico scortato dai fedelissimi Edmund Heines e Julius Uhl.

Lo si accusò di complotto, di alto tradimento , di avere relazioni amorose con altri uomini. Un dato questo noto a tutti quanti da anni, ma che Hitler per convenienza finse di avere scoperto solo da poco.

La condanna a morte fu dunque inevitabile. Fallito il tentativo di convincere l’ex comandante a suicidarsi, un ufficiale delle SS gli sparò a bruciapelo, lasciandogli solo il tempo di stramazzare a terra e pronunciare: “Mein Führer”. Dopo la sua morte, la persecuzione nazista nei confronti degli omosessuali, fino ad allora sporadica e contenuta, divenne sempre più brutale e sistematica.

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