Judith Butler e i movimenti minoritari

Judith Butler, teorica femminista e lesbica, allieva di Foucault, interviene da Parigi in un ciclo di seminari dal titolo “La politica al di là dell’identità. La sessualità, la secolarizzazione e le soggettività dei movimenti sociali”.

L’autrice si sofferma sul rapporto tra minoranze sessuali e minoranze religiose in Occidente, su come si tenda a contrapporre le minoranze per fomentare il contrasto tra laici repubblicani e religiosi. Secondo la Butler il problema delle società occidentali oggi non è quale identità assumere, ma l’idea stessa di identità nel contesto dei rapporti di forza di vecchi e nuovi poteri.

La minoranza per l’autrice è da intendere alla maniera foucaltiana come lotta ai dispositivi della norma, che dal ’68 si è incarnata nei movimenti gay, femministi, queer, i movimenti antiautoritari. La politica delle minoranze sessuali è il progetto riformista di garantire diritti a gruppi specifici di persone nel contesto dei valori della modernità illuministica contrapposta all’Islam, barbaro e pre-moderno. Come se le lotte glbtq fossero anti-Islam. Questo è l’errore di cui ci avverte la Butler.

Queste lotte devono invece rivolgersi contro la normalizzazione e l’idea di libertà del neoliberalismo, che non lavora per le libertà individuali ma normalizza le soggettività e propone un’idea di emancipazione come civilizzazione dell’altro.Vale a dire, ti concedo dei diritti a condizione che la tua condotta diventi normale. Questo significa per la Butler che qualsiasi progetto di integrazione e pluralismo culturale passa attraverso un processo di assimilazione coercitiva.

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