Maurizia Paradiso e il Partito per il Sud

Maurizia ParadisoPeriodo di fermento nella politica italiana. La geografia politica nostrana, frammentata in partiti, partitini, coalizioni, associazioni, cerca con ogni mezzo di partecipare allo showbiz elettorale. Certo la visibilità fa bene ai partiti.

E Maurizia Paradiso, volto noto nell’ambiente glbt, era stata chiamata per candidarsi come capolista al Senato per il Partito per il Sud, sconosciuto ai più per l’appunto, forse proprio per sostenere con la propria immagine un partito che di riconoscimento e visibilità ne ha davvero bisogno. Tanto che ha chiesto alla nostra di farsi carico delle spese per la campagna elettorale nel collegio.

La candidatura, lungi dal diventare una possibile elezione, portava con sé il significato e i valori della lotta all’omofobia, al razzismo, e alla promozione dei diritti delle persone glbt.

Invece no. Il presidente del partito Domenico Iannantuoni dopo averla accolta, chiamandola "Il nuovo Masaniello del Sud", la fa cacciare nel giro di 24 ore dal vicepresidente Luigi Cerritelli, candidato per il medesimo partito al Senato in Lombardia.

Non ci aspettavamo il contrario. Il suddetto partito, vicino alla destra, avrebbe potuto rispettare l’identità di una persona che con l’etica patriarcale e i valori Dio, Patria, Famiglia non ha proprio niente a che fare?

Una donna che ha combattuto tenacemente contro l’affermazione e il potere della normalità, pur essendo credente, sposata, donna omosessuale dal ’78, come lei ama definirsi, combattiva attivista, intrattenitrice e performer. Anche se lontana dalle gerarchie verticali della politica, Maurizia non se ne preoccupa, tanto “I travestiti vanno in paradiso”.

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