L'omosessualità spregiudicata di Pietro Aretino

Pietro l'aretino

La sua penna al vetriolo era temuta da principi e cardinali, le sue satire creavano riso e sconforto nelle più importanti corti rinascimentali d’Italia e i suoi poemi salacissimi diedero il là a tutta una serie di imitatori destinati però a cadere tutti quanti lontano dal bersaglio.

Pietro l’Aretino (1492-1556), fu una figura unica nel panorama della nostra letteratura. Tuttavia poco si parla di quella omosessualità che lui stesso amava sbandierare ai quattro venti, parlandone senza inutili peli sulla lingua nelle sue lettere indirizzate ai potentati dell’epoca, incluso l’insigne Federico Gonzaga che dalla leggiadrissima Mantova si prodigava in tutti modi pur di trovargli giovani compiacenti che potessero consolarlo.

L’omosessualità d’altronde è grande protagonista anche de Il Marescalco dove il poeta racconta (con il solito brio che lo contraddistingueva) di come l’infelice protagonista scopra (con gran piacere) che la donna che ha appena sposato contro la propria volontà è in realtà un avvenentissimo paggio.

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