La Chiesa cattolica contro il governo Zapatero

Fra poco più di un mese, il 9 marzo, gli spagnoli tornano alle urne dopo quattro anni (scadenza naturale) per rinnovare le Cortes, il loro parlamento. Il governo Zapatero potrebbe uscire confermato dalle urne - se i socialisti del Psoe rimanessero il primo partito - o sconfitto, se la maggioranza assoluta o quasi arridesse ai popolari (Pp). E tra le grandi riforme che Zp ha realizzato in Spagna c'è il matrimonio per tutti, cioè aperto anche alle coppie dello stesso sesso.

Su questo punto - e su alcuni altri - negli scorsi giorni i vescovi spagnoli sono intervenuti chiedendo ai cattolici iberici di non votare quei partiti che hanno programmi "non compatibili con la fede e le esigenze della vita cristiana". Evidente, anche se non esplicita, scelta di campo per i popolari di Rajoy. In più i vescovi, oltre a criticare le leggi non conformi alla visione della famiglia ribadita dal Papa, hanno criticato le trattative del governo con i terroristi dell'Eta.

Interessante la risposta della classe politica spagnola e del governo. Prima Zapatero in persona ha accusato i vescovi di essere andati "troppo oltre", usando in politica la questione terroristica che dovrebbe unire e non dividere le forze democratiche. Poi, però, i socialisti hanno capito che c'è un solo punto in cui le gerarchie cattoliche sono sensibili: il portafoglio. E un alto responsabile del partito ha avvisato la chiesa cattolica che deve orientarsi all'autofinanziamento, anche se è sempre più difficile "dal momento che i suoi seguaci sono in costante diminuzione".

Come scrive qui sotto Vittoria, è sorprendente la differenza nei rapporti fra rappresentanti dei cittadini e autorità religiose in Spagna e in Italia. Tanto pù che lì il capo dell'opposizione Rajoy si è ben guardato dal cavalcare la polemica. Se mi ricordo bene quel paese e l'indole dei suoi abitanti, non mi sorprenderebbe che l'attacco della chiesa portasse a Zapatero molti più voti di quanti ne avrebbe avuti senza questo scontro frontale.

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