Chi ha detto che i film gay debbano piacerci per forza?

Latin boys go to hellPrendete un po’ di luoghi comuni (coppia gay composta da due uomini bellissimi, il più bello dei due pensa solo al sesso, un giovane goffo che si scopre gay e ci prova con il cugino, “voglio che rimaniamo amici”, l’amica innamorata persa del gay, il tutto che gira intorno al mondo della moda), conditeli con un po’ di clima latino-americano (machismo, Madonna di Guadalupe, telenovela), aggiungetevi l’immancabile discoteca… et voilà!

Ecco il film Latin boys go to hell di Ela Troyano (Germania/Spagna 1997).

La storia è quella del ventenne Justin (Irwin Ossa) che sogna ad occhi aperti (salvo, poi, avere sensi di colpa dinanzi all’immagine della Madonna di Guadalupe).

Quando suo cugino Angel (John Bryant Davila) arriva a New York, Justin si sente attratto da lui, rischiando così di compromettere i rapporti con la sua cerchia di amici. Mano a mano che il film va avanti, le vicende dei protagonisti sembrano sempre più somigliare a quelle della telenovela Dos vidas che la tv trasmette.

Il film – un polpettone, diciamolo! – è vietato ai minori di 18 anni, anche se non si capisce il perché. Non è assolutamente un film hard (magari!), anche se bisogna ammettere che uno dei personaggi, Carlos (Mike Ruiz) è notevole.

Al di là del basso budget, il film è interpretato molto grossolanamente e girato pure male (la fotografia è indefinibile e alcuni primi piani fanno sembrare il bel Carlos deforme…)

Probabilmente l’intento era quello di offrire uno sguardo sulla comunità gay latina, ma proprio non ci riesce, anche se qualche misero spunto lo si può trovare.

Il finale, con un prevedibilissimo omicidio-suicidio (preannunciato a più riprese nel corso del film…) pare più un modo per soddisfare l’omofobia degli spettatori che un gesto dettato dalla cieca passione tradita.

Latin boys go to hell: mi dispiace per loro, ma mi sa che un posto migliore per questo film sia difficile da trovare…

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