"Acqua storta": Giovanni e Salvatore all'ombra del Vesuvio

Ecco una storia che si annuncia insolita, bella e intensa. Io non ho ancora letto il libro, ma sono molto curioso. L'aspettativa è di una sorta di Jean Genet condito di dolce meridionalismo o forse di un Giuseppe Patroni Griffi indurito al fuoco di "Gomorra". Giri di parole a parte, voglio attirare la vostra attenzione sul romanzo noir "Acqua storta" di L.R. Carrino (questo il suo blog), pubblicato dalla casa editrice Meridiano Zero.

Il Venerdì di Repubblica di un paio di settimane fa ricordava, nella recensione di questo libro, che "nel decalogo del 'buon mafioso' compilato dal boss Lo Piccolo, l'omosessualità non è considerata, non può essere nemmeno concepita". Che cosa succederebbe, pare chiedersi Carrino, se Giovanni, figlio di un boss napoletano, dovesse innamorarsi di Salvatore, incontrato per caso?

Segreto, colpa, senso dell'onore, senso del pericolo, inesorabilità sono gli elementi di una vera e propria tragedia che non ha nulla da invidiare ai drammi della Grecia classica. Qui di seguito ulteriori dettagli sulla storia, presi dal sito della casa editrice.
Don Antonio è un boss della camorra napoletana. Ai figli ha insegnato i valori della Bibbia, perché la Bibbia "ci dice quello che dobbiamo fare, ci dice quali sono le cose giuste". E portare rispetto è una di queste. Suo figlio Giovanni i discorsi troppo complicati non li capisce, non è come il padre o come sua moglie Mariasole: la "famiglia" è l’unica realtà che conosce, e non si fa troppe domande. Un periodo al carcere minorile, un matrimonio combinato per mettere pace fra la sua gente e quella di Don Pietro Simonetti, gli affari di famiglia. Poi un giorno Giovanni incontra Salvatore.
E in Salvatore si perde: attrazione inattesa, scombussolamento di viscere, fino a non poterne più fare a meno. Ma il loro amarsi è "una bestemmia sull’altare di Santa Chiara". Con il suo amore Giovanni manca di rispetto a sua moglie e soprattutto alla famiglia. E nel mondo di Don Antonio questo è il peccato più grande. Un peccato che si paga molto caro. E quindi precauzioni, sotterfugi e testimoni eliminati, che non bastano però ad arginare il fiume in piena. A Giovanni sembra che tutti conoscano il loro segreto. Bisogna mettere la cosa a tacere. A ogni costo. Prima che sia troppo tardi.
Una storia che inizia a poche ore dall’epilogo, per ricostruire in una carrellata a ritroso gli eventi dei pochi giorni precedenti. Una prosa fluida e inesorabile come il percorso di un proiettile.

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