Le fate della notte: parla il regista Claudio Massimo Paternò

Le fate della notte«La memoria – dice Amos Luzzato – è un possente strumento per capire e per rispondere alle sollecitazioni del presente».

Gli omosessuali sono stati il terzo gruppo, dopo ebrei e zingari, ad essere perseguitati, internati e uccisi nei campi di sterminio. Furono centomila gli omosessuali arrestati dai nazisti tra il 1933 e il 1945. Tra questi, quindicimila vennero internati nei campi di concentramento. Dai documenti ufficiali del regime è risultato che solo quattromila furono i sopravvissuti. Segno identificativo degli internati gay era un triangolo rosa.

L’Arcigay di Perugia, insieme al Comune del capoluogo umbro, ricordano le vittime omosessuali dei campi di concentramento sia con una mostra, che con uno spettacolo teatrale.

Le iniziative hanno preso il via venerdì 25 gennaio con lo spettacolo teatrale Le fate della notte – storia di un deportato omosessuale di Claudio Massimo Paternò, tratto da I triangoli rosa di Marcello Manuali, interpretato da Marcello Manuali, Claudio Massimo Paternò e Alan Peppoloni e realizzato con il contributo dell'Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Perugia.

Ce ne parla il regista, Claudio Massimo Paternò:

«Dirk è uno studente di provincia, belga, che ha scoperto da poco la propria omosessualità. Catturato ed internato nel campo di concentramento di Sachsenhausen, in Germania, racconta le condizioni di vita a cui è sottoposto e le umiliazioni a cui deve sopravvivere. La cronaca, tuttavia, s'intreccia inevitabilmente con i sentimenti del protagonista.
Dirk non è solo nel suo “viaggio”: accanto a lui c'è sempre Émile, colui che gli ha fatto scoprire quanto sia importante non spegnere mai la luce della speranza, proprio come fanno le lucciole (le fate della notte). Émile è un'ombra, un angelo custode, nascosto nel cuore di Dirk: un'ancora a cui il protagonista si aggrappa nei momenti più duri; ma è anche una tortura, nel momento in cui, per migliorare le proprie condizioni di vita, Dirk si concede al kapò della propria baracca.
Lo spettacolo, interpretato da tre attori, segue Dirk nel treno piombato, nella baracca, sul piazzale del campo, nelle mansioni quotidiane. È il testimone degli ultimi istanti di vita del protagonista e il prezioso testamento».

Da venerdì 25 fino ad oggi, domenica 27 gennaio, presso la sede dell’associazione a Perugia, è allestita la mostra Omocausto, lo sterminio dimenticato degli omosessuali con testi e foto delle persecuzioni naziste in Germania e dell'approccio del fascismo in Italia.

La stessa mostra sarà poi esposta lunedì 28 gennaio presso la splendida Sala dei Notari, durante l’iniziativa Testimonianze in collaborazione con il Comune di Perugia, che vedrà la partecipazione degli studenti delle scuole elementari e medie del comprensorio perugino.

«Da qualche anno – afferma il segretario dell’associazione Stefano Bucaioni - grazie alle numerose iniziative della comunità omosessuale, le persecuzioni di gay e lesbiche durante il nazifascismo stanno lentamente uscendo dall’invisibilità. Ma ricordare questo sterminio dimenticato è sempre difficile. Ancora oggi, molti preferiscono ignorare quei morti, paralizzati come sono dalle loro stesse posizioni razziste sull’omosessualità»

Fare memoria per continuare a vivere, dunque. E per evitare commenti stupidi come questo.

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