Gay bar: i clienti bevono, corteggiano e spariscono per sempre

gay barCuriosa la storia raccontata oggi dal blogger gay americano Misogyny and Poop. E' il racconto del proprietario un gay bar di San Francisco, il suo nome è Gary Adams, 43 anni. Dopo tanti anni di sogni e desideri nel cassetto, è riuscito ad aprire un gay bar nel famoso distretto di San Francisco The Castro.

Probabilmente nutriva aspettative più romantiche:


"Ho aperto il The Closet nel giugno del 2006 appena in tempo per il gay pride. I ragazzi affollavano questo posto e abbiamo fatto davvero grossi guadagni. Ero tutto "Hey ragazzi! Venite dentro e divertitevi!" E loro l'hanno fatto."

Il problema è che Gary sperava che questo suo luogo di ritrovo potesse essere un buon coagulante per amici, con clienti fedeli, gruppi che si uniscono fraternamente e tutto il resto. Ma presto, dopo alcuni mesi, si è reso conto che le facce erano sempre diverse, quasi come se lavorasse in un bar all'interno di un aeroporto.

"Vedevo entrare sempre nuove facce, ma nessuna ritornare. Un ragazzo viene qui e berrà, corteggerà qualcuno, si divertirà e comunque sia, una volta uscito dal "The Closet", non ritorna più. E così dannatamente frustrante".

Oltre alla sua futura intenzione di chiudere il locale, che "chi se ne frega", emerge una riflessione importante. I luoghi di ritrovo gay sono davvero solo frequentati da persone che cercano un'avventura, completamente disinteressati alla realtà del locale e a cosa propone? I locali gay sono solo un pretesto per un incontro hot fugace e facilitato?

Non che i locali etero siano molto diversi in effetti. Viene solo da chiedersi, parlando di noi, se e quanto sia svilente il divertimento focalizzato sulla mera (e non fidelizzante) sessualità.

  • shares
  • Mail
14 commenti Aggiorna
Ordina: