Bagnasco torna a parlare (male) delle coppie di fatto

coppia di fattoSapere di quel che si parla è sempre ottima cosa. Per questo cerco di andare alla fonte e non mi fermo mai a leggere i titoli dei giornali o le news delle agenzie. E così, mentre quasi tutte le testate giornalistiche parlano della prolusione in apertura del direttivo invernale della conferenza episcopale italiana, Bagnasco, presidente della CEI, ha "affrontato" la questione delle coppie di fatto, dichiarando:

«La Chiesa non ha paura di amare. E questo fa: si realizza cioè come la Chiesa del sì, anche quando si vede costretta a dire – senza arroganze e con parresìa – dei leali no».

E continua:

"La Chiesa, ad esempio, dice sì alla famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Per questo si oppone alla regolamentazione per legge delle coppie di fatto, o all’introduzione di registri che surrogano lo stato civile. Non la muove il moralismo, o peggio il desiderio di infliggere pesi inutili o di frapporre ostacoli gratuiti."



Aggiunge:

"Al contrario, abbiamo a cuore davvero il futuro e il benessere di tutti. Conferendo diritti e privilegi alle persone conviventi, apparentemente non si tolgono diritti e privilegi ai coniugi, ma si sottrae di fatto ai diritti e ai privilegi dei coniugi il motivo che è alla loro radice, ossia l’istituto matrimoniale che nessuno – a questo punto – può avere l’interesse a rendere inutile o pleonastico, o a offuscare con iniziative, quali il divorzio breve, che avrebbero la forza di incidere sulla mentalità e il costume, inducendo atteggiamenti di deresponsabilizzazione".



Prosegue con le solite storie: la famiglia non è una costruzione sociale, i figli hanno bisogno di entrambe le figure genitoriali «quanto meno per il loro equilibrio psichico e affettivo» e benedice, ancora una volta, il Family Day. Sua Eminenza, continua così:

«La Chiesa, mentre fermamente si oppone alle discriminazioni sociali poste in essere a motivo dell’orientamento sessuale, dice anche la propria contrarietà all’equiparazione tra tendenze sessuali e differenze di sesso, razza ed età. C’è un gradino qualitativo che distanzia le prime dalle seconde, e non è interesse di alcuno misconoscere la realtà che appartiene alla struttura dell’essere umano in quanto tale.

Attenzione al passaggio:

"Come non scorgere nelle teorie che tolgono ogni rilevanza alla mascolinità e alla femminilità della persona, quasi che queste siano una mera convenzione pseudo-culturale, un’accentuazione oggettivamente autolesionistica, un deprezzamento alla fin fine della stessa corporeità che si vorrebbe unilateralmente esaltare? Facile obiettare che la Chiesa non dovrebbe ingerirsi in queste questioni: diciamo anche noi, con Benedetto XVI forse che la persona non ci deve interessare? Come facciamo a non curarci del destino e della felicità di coloro al cui servizio siamo mandati?"

Sinceramente, non mi sento così autolesionista e non mi pare di deprezzare la corporeità… Non so voi.

Infine cita il Messaggio di Benedetto XVI per la giornata mondiale della Pace 2008 incentrato sulla famiglia umana come comunità di pace.

  • shares
  • Mail
10 commenti Aggiorna
Ordina: