Allarme Aids dallo Zimbabwe

Agghiaccianti le voci che giungono dallo Zimbabwe sul fronte Aids. I santoni del paese africano infatti prescrivono come guarigione dal virus Hiv, che colpisce il 25% della popolazione, il sesso con una vergine. Senza preservativo, ovviamente, in modo che il sangue "puro" delle ragazzine possa compiere la sua azione purificatrice. (Stiamo parlando, per chi non avesse ancora capito, anche di stupri di neonate.)

Davvero preoccupanti sono gli scenari che questo "consiglio" comporta, nella prospettiva di un contagio diffuso e coatto. Lo denuncia l'ong Girl Child Network Project.

Allargando il discorso ai rapporti tra religione e sesso e ricordando le prese di posizione del Vaticano contro l'uso del preservativo, che suonano sinistramente come un invito allo sterminio di massa, ci viene da chiedere, forse ingenuamente: perchè la religione deve sempre fare rima con l'irresponsabilità?

Il pregiudizio più superstizioso che medico della "Cura della Vergine" trae origine non in Africa, dove ora si diffonce, bensì in Europa. Lo spiega il Corriere della Sera:

La «Cura della vergine» è nata in Europa nel XVI˚secolo e ha preso ancor più piede nell'Inghilterra vittoriana quando la gonorrea, la sifilide e altre malattie sessuali erano diventate una piaga. Il mito è poi stato importato in Sudafrica, insieme alla sifilide, dalle truppe di ritorno dalla seconda guerra mondiale. Uccidere una leggenda non è facile. Ci si prova in Zimbabwe distribuendo magliette con la scritta: «Le vergini non curano l'Aids. È un mito».

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