Il pasticciaccio brutto del nuovo "virus gay"


Torniamo alla caccia alle streghe? I primi anni Ottanta con la "peste gay" sono di nuovo alle porte? Speriamo di no, ma la guardia deve restare molto alta e le minacce arrivano da ogni lato: stavolta anche noi ci eravamo cascati - come i media di quasi tutto il mondo - e avevamo contribuito a diffondere un'informazione scorretta e discriminatoria.

Stiamo parlando della notizia sull'Mrsa Usa300, una forma di batterio resistente alle penicilline e a molti altri antibiotici, su cui è uscito online qualche giorno fa l'estratto di un articolo, la cui pubblicazione cartacea arriverà solo il 19 febbraio.

Da qui è nata una serie di equivoci che hanno portato alcuni giornali a parlare di "nuovo Aids", a collegare la diffusione del contagio all'omosessualità e a riaccendere una sorta di "caccia all'untore" dando fuoco alle polveri delle associazioni anti-gay americane: da qui è partita un'offensiva mediatica per trasmettere il messaggio sull'omosessualità come "stile di vita pericoloso" e causa della diffusione di terribili malattie.

In effetti le assonanze con la vicenda dell'Aids non sono poche, è bene quindi puntualizzare e spiegare bene. La conferenza stampa degli autori dello studio parlava di una particolare facilità nella diffusione del contagio a San Francisco, specie nel quartiere di Castro, uno di quelli a più alta densità abitativa di gay. La conclusione - un po' affrettata a dire il vero - è che fra i maschi gay il batterio si sparge molto più rapidamente che nel resto della popolazione.

Due sono in particolare le affermazioni discutibili che si trovano nella sintesi:

L'infezione era molto più comune in aree dove vivevano coppie maschili dello stesso sesso

e soprattutto questa:

Un uomo che viveva a Boston aveva un'infezione di questo tipo e aveva viaggiato spesso a san Francisco, dove aveva avuto rapporti omosessuali. Egli presentava lo stesso tipo di infezione delle persone a San Francisco, dunque sembra che viaggiare potrebbe diffondere il contagio.

Se questa è scienza... In ogni caso la generalizzazione di estendere a tutti i gay le caratteristiche di un unico gruppo localizzato (che magari condivide altre caratteristiche e fattori di rischio) è stata utilizzata per stigmatizzare una volta di più la comunità omosessuale. Tanto che la stessa Università della California a San Francisco Ucsf ha dovuto chiedere scusa per il falso allarme, per la criminalizzazione delle persone omosessuali e soprattutto per aver favorito la sottovalutazione del rischio da parte della popolazione in genere.

L'Mrsa, infatti, come sottolinea il Cdc di Atlanta (Centro per il controllo e la prevenzione delle epidemie)

è una causa frequente di infezioni cutanee negli Stati Uniti. E colpisce uomini, donne, adulti, bambini e persone di ogni razza e orientamento sessuale; e si sa che viene trasmesso da un contatto pelle a pelle.

Certo, anche quello sessuale è un contatto pelle a pelle, ma non è vero il contrario. Cioè non tutti i contatti cutanei sono sessuali, dunque è scorretto dire che l'infezione da Mrsa è una malattia a trasmissione sessuale. Infatti il batterio si diffonde sia nel contatto diretto sia attraverso superfici di passaggio. E qui non conta se sei etero o gay, maschio o femmina.

La migliore forma di prevenzione, secondo i medici che la stanno studiando? Lavarsi le mani.

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