Adozioni gay, considerazioni sulla dichiarazione di La Russa

Ignazio La RussaIn fondo La Russa fa il suo lavoro: cerca di reprimere l’espressione di stupore che coglie il mondo – quello moralmente ineccepibile, che fa riferimento a un’etica di famiglia etero, religiosa, che secondo lui, secondo sondaggisti, curatori d’immagine, oroscopisti, curatori di share, di elettorato si inalbera alla vista di due esseri umani dello stesso sesso che si amano –. Il suo lavoro è confortare, in questo caso, le famiglie etero che, sempre secondo lui, hanno più diritti, di quelle gay, ed è un concetto che va ribadito, malgrado certe fiction in prima serata, e perfino la pubblicità dell’Ikea, gli abbiano dimostrato l’esistenza di famiglie di altro tipo.

In una nota, ribadisce la cesura.

Ma Pisapia che vuole dare a un bimbo genitori adottivi dello stesso sesso con la scusa che meglio una coppia gay che senza genitori, non sa o fa finta di non sapere che sono migliaia le coppie etero in attesa di ottenere bimbi in adozione oltre a quelli esclusi per antiquati limiti di età? Chi parla di matrimonio e adozioni di coppie gay fa un pessimo servizio al totale superamento di ogni ingiusta discriminazione per motivi sessuali.

Cioè non possono correre con noi, normodotati, ci sono troppi normali etero che hanno diritti socialmente riconosciuti da difendere, se pure loro li rivendicano, e no, non va bene. Nemmeno se ne accorge, l’onorevole, di essere retrivo. Di dire, “così non si fanno voler bene, questi diversi”, devono rimanere un passo indietro, come è giusto che sia, ad attendere il giusto svolgimento di una burocrazia che li considera di serie B.

Dovrebbero, in un altro mondo, chiederlo a coloro i quali serve davvero l’amore, un’istruzione, una parola di comprensione al momento giusto, dovrebbero chiederlo a chi quando non sa camminare o mangiare da solo e ha bisogno di una mano. Se c’è differenza, se c’è chi viene prima o chi viene dopo. Se può essere immorale, su basi scientifiche, dannoso, diseducativo, allevare un bambino. Se un bimbo di una coppia gay può diventare gay a sua volta, visto che, posso dirvi con certezza, i genitori di tutti i miei amici gay sono etero.

Dovrebbero chiederlo a chi si sveglia la notte perché ha avuto un incubo, a un essere umano che non ha ancora la patente e ha bisogno di un passaggio, non ha ancora l’età per lavorare, per andare a scuola, per essere in qualche modo indipendente. Dovrebbero chiederlo a chi vuole la paghetta settimanale, a chi perde un dentino da latte e lo mette sotto il cuscino, un essere che puoi solo stringere tra le braccia e non ha altre responsabilità se non quelle di averti strappato alla solitudine, alle abitudini, alle ore di sonno. Dovrebbero chiederlo ai bambini, quelli che sognano i genitori tutti per loro. Da quelli senza particolari problemi, che si annoiano se non hanno nessuno con cui giocare a quelli che vorrebbero poter chiamare qualcuno papà o mamma. Se l’appartenenza sessuale fa la differenza.

Senza esagerare, bisognerebbe chiedere a loro, quando ancora non sanno parlare, quando ancora non conoscono la differenza tra omofobia, omosessualità, coppie di fatto, registro unioni civili.

Perché La Russa sarà pure un politico, ma anche lui è un essere umano e sarà stato un bambino, e quando non aveva un elettorato a cui fare riferimento, avrà avuto un momento in cui il suo unico parametro era il benessere, nel senso del voler stare bene, essere sereno, un momento in cui avrà preferito non avere angosce. E quello è il momento dei bambini, il loro lavoro è quello, esser felici, e bisognerebbe, con tutto il rispetto, in un mondo che probabilmente non è questo, chiedere a loro, se notano la differenza.

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