Matrimoni gay: Rosy Bindi contestata a Bologna

Matrimoni gay: Rosy Bindi contestata a Bologna

Al grido di Evviva gli sposi! Rosy Bindi è stata contestata durante la serata conclusiva della Festa dell'Unità di Bologna. Arcigay Il Cassero, Arcilesbica Bologna, Famiglie Arcobaleno, Agedo hanno cosparso Bindi con riso e glitter. Rosy Bindi, poi, ha così commentato:

Non capisco perché nel momento in cui si fa un passo avanti si debbano creare delle contestazioni che magari rischiano di far fare un passo indietro non a me, non al partito, ma all'opinione pubblica del Paese. Se qualcuno non è convinto riponga il problema e rivolga questa domanda direttamente al segretario del partito. Non mi lamento mai, ognuno può manifestare come vuole ma temo che sia controproducente per la battaglia che fanno.

Durante la serata sono stati distribuiti anche dei volantini che hanno denunciato le menzogne della presidente del PD sul tema del matrimonio gay.

Ecco gli otto punti del volantino dal titolo Le bugie di Rosy Bindi.


  1. Nel 2010 la Corte costituzionale con la sentenza numero 138 ha stabilito soltanto che non vi è l’obbligo di introdurre il matrimonio gay.

  2. Secondo non pochi autorevoli giuristi la Corte costituzionale avrebbe ritenuto che il Parlamento è libero di aprire il matrimonio alle coppie gay.

  3. La Costituzione non definisce in alcuna norma né la famiglia né il matrimonio e non parla mai di “uomo e donna”. Le parole “società naturale” non rimandano a una nozione immobile di famiglia. Proprio la Cassazione ha concluso di recente che anche la stabile coppia gay rientra nella nozione di famiglia.

  4. La Costituzione italiana non ha nulla di diverso dalle altre costituzioni occidentali. Non c'è la benché minima ragione per sostenere che la Costituzione italiana vieti ciò che è consentito nel resto del mondo occidentale. Le nostre tradizioni giuridiche e culturali sono molto simili a quelle spagnole o portoghesi, dove il matrimonio c'è ormai da anni.

  5. D'altra parte, alla Corte costituzionale non è stato chiesto se la costituzione vieti il matrimonio gay. Non si capisce allora perché avrebbe dovuto rispondere ad una domanda non posta. La 138, inoltre, è una sentenza di rigetto e quindi non ha alcuna efficacia vincolante per il Parlamento.

  6. In questo dibattito è intervenuta da ultimo la corte di cassazione (sentenza n° 4184 del 2012) che dopo una “attenta lettura” della sentenza 138 della Corte costituzionale, ne ha tratto espressamente la conclusione che il Parlamento “è libero di scegliere”.

  7. In ogni caso, anche a seguire l'orientamento più conservatore (oggi disatteso dalla Cassazione), va detto che la Corte costituzionale ha cambiato spesso opinione in materia di famiglia - anche nel giro di due/tre anni! - seguendo l'evoluzione della società. Ad esempio, negli anni '60 si era pronunciata a favore della punizione dell'infedeltà della sola moglie e non del marito e negli anni '70 contro il diritto dei transessuali a cambiare sesso... cambiando subito dopo opinione su impulso della parte più avanzata del Paese. Le forze progressiste avrebbero dovuto sedersi allora sulle prime decisioni della corte a fare il tifo per la discriminazione delle donne o dei transessuali?

  8. Chi sostiene che bisognerebbe cambiare la Costituzione, avrebbe quantomeno l'onere di suggerire quale parola della Costituzione dovremmo cambiare.

Foto | © TM News

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