Essere chiamati gay e ricchioni? Sì, ma senza disprezzo

gay scrittaÈ un problema generalizzato quello dell'uso dell'appellativo (più o meno giustificato) "gay" o "ricchione". Un problema internazionale che sembra sia oggi sempre di più oggetto di analisi per un semplice motivo: queste etichette non solo sono diventate sempre più usate (e abusate) ma hanno spesso dei risvolti di significato dispregiativi e subdolamente offensivi.

La storia nasce da un sondaggio proposto da Queerty, che chiedeva ai letto chi abbia il diritto di usare la frase sempre più diffusa "That's so gay", che equivale ormai quasi al nostro "Che figo!". Un figo che ha infatti una sfumatura di significato più maliziosa di quanto appaia.

Immaginate in sostanza una donna al bar che declama: "E' così gay!". Più o meno l'effetto è lo stesso: mescola la percezione di qualcosa di attrattivo, emozionante ma parecchio sopra le righe e dal quale tenersi ben lontani. I risultati del sondaggio però svelano che il pubblico del sito ritiene che dire gay e dire ricchione (in quel formato, ma in qualsiasi altro) è lecito anche ad oltranza, basta che non sia mai detto con motivazioni offensive.

Ma sappiamo tutti molto bene quanto questi confini siano labili. Pensate che un'"innocentissima" Katy Perry ha recentemente lanciato un nuovo singolo in America dal titolo "Ur so gay", usandolo per dipingere un suo ex fidanzato, esprimendo il suo malcontento con le uniche parole con cui avrebbe potuto descriverlo pur non essendo lui omosessuale.

Così le hanno chiesto: "Perchè lo definisci gay?". E lei risponde che è come dire "Hey, stronzetto!". Katy aggiunge comunque di non voler essere offensiva ma ironica e che i gay in generale capiranno il senso di quell'affermazione perchè "hanno un forte senso dell'umorismo". Quanto si sbaglia.

Qui in Italia c'è gente che pagherebbe oro affinché tanti la smettessero di usare la parola gay con tutti i suoi derivati e sottoprodotti dispregiativi. Perchè è uno dei tanti modi per gettare il seme dell'inferiorità su una categoria che qualcuno ritiene debole, e debole, poveri loro a pensarlo, proprio non è.

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