Nichi Vendola, matrimoni gay e chiesa cattolica: urge un vero politico laico in Italia!

Nichi Vendola contro omofobia

Mi dispiace fare il guastafeste, ma mi chiedo cosa abbia in mente Nichi Vendola quando parla di matrimoni gay. Ho letto, infatti, l'intervista rilasciata da Vendola a Vanity Fair e in più di qualche passaggio sono saltato sulla sedia. Dice Nichi Vendola:

È bello costruire un momento solenne di festa, di assunzione di responsabilità di fronte alla propria comunità. La ritualizzazione dei progetti d’amore appartiene alla storia della civiltà. I sogni d’amore si coronano con i fiori d’arancio, il lancio dei confetti e anche dentro un rito fatto di parole impegnative. Quelle dette sull’altare dal prete: “Nella buona e nella cattiva sorte, finché morte non vi separi”. Può essere bello o indifferente, ma deve essere per tutti. Omo o etero, ognuno deve decidere per quello che gli pare, ma deve avere lo stesso ventaglio di chance.

Nichi Vendola, matrimoni gay e chiesa cattolica: urge un vero politico laico in Italia!A Sabbadini che gli fa notare come sia difficile convincere la chiesa cattolica, Nichi risponde:

Le confessioni religiose regolano questi affari secondo i propri convincimenti morali. Io alla mia Chiesa, da cattolico e cristiano, chiederei un supplemento di ascolto delicato, un embargo degli anatemi e delle parole che a volte feriscono.

Nichi Vendola, lo sappiamo, è un maestro nell'uso della parola: ma infiorettare un discorso non vuol dire renderlo corretto. Cosa c'entra, adesso, parlare di prete, di chiesa, di altare, di matrimonio religioso quando la questione è da porre sul piano squisitamente laico? Per chi legge i miei post su Queerblog non è una novità che io sia ben disposto al dialogo con la chiesa cattolica: ma in questo caso è l'interlocutore a essere sbagliato. Noi gay – io, almeno – chiediamo allo Stato italiano di riconoscere i nostri diritti come cittadini uguali agli altri. Di convincere la chiesa cattolica non mi interessa proprio.

Ci sarà mai in Italia un politico laico nel senso genuino del termine? Fino a quando dovremmo assistere a immagini medievali di governanti (e governatori) proni al volere di Santa Madre Chiesa? È così difficile, per un politico, dire che si batte per i diritti dei cittadini in quanto politico e non perché cattolico? Poi ci lamentiamo che la chiesa cattolica si intromette negli affari dell'Italia: se i politici spalancano le porte, perché non dovrebbe entrare?

Foto | © TM News

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