I gay in tv: UK e Italia a confronto

Ben Summerskill, presidente dell’associazione inglese Stonewall, ha dichiarato durante una conferenza che la rete televisiva pubblica BBC non rappresenta il pubblico lgbt in modo adeguato. In base alla funzione di collante sociale che dovrebbe svolgere, la tv ha il compito di rappresentare il Regno Unito per quello che effettivamente è nel 21esimo secolo e non per quello che potrebbe essere secondo un ristretto numero di persone al vertice dell’azienda, sostiene Summerskill.

Secondo una recente ricerca condotta da Stonewall, sembrerebbe che le tematiche gay siano presentate sulla BBC in maniera negativa cinque volte più spesso di quanto non si faccia in termini positivi. Inoltre la gaya vita appare più che altro nei programmi di intrattenimento ma poco nei documentari o nelle news, a discapito di un “ritratto realistico” dell’argomento.

In più, l’associazione ha lamentato l’uso di linguaggi ritenuti omofobi da parte di alcuni dj di Radio 1. Anche Kevin Brennan, ministro per l’infanzia britannico, nel luglio scorso aveva definito inaccettabili certi termini usati dai media in riferimento ai gay.

Insomma, persino in Inghilterra, patria dell’avanguardia per i diritti, si lamentano. E che dovremmo dire noi? Se non fosse per quella frociara incallita di Simona Ventura, per Lino Banfi o per qualche sceneggiatore di fiction “progressista” qua e là, le vite dei gay non sarebbero affatto presenti sulla nostra tv. Oltremanica il Grande Fratello ha già da anni concorrenti gay dichiarati e trans, noi ci dobbiamo accontentare di qualche solita macchietta che fa tanto colore e non fa male a nessuno. Grazie a Costanzo, mia madre pensa che Valdimir Luxuria sia “tanto simpatico” e dunque innocuo nella sua baracconaggine. Leggete un po' qui a tal proposito.

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