La morte di Don Benzi, il protettore degli ultimi. E i gay?

Che da morti siamo tutti buoni si sa. Che non si parla male di chi non è più tra noi per difendersi, è un’altra cosa ovvia. Io però resto comunque sempre piuttosto perplessa di fronte alle esternazioni che si susseguono per mezzo dei media nei giorni successivi alla morte di qualche personaggio pubblico, che mettono sempre e comunque in evidenza, solamente i lati positivi.

Accade lo stesso con Don Oreste Benzi, soprannominato "l’Angelo delle prostitute", per l’infaticabile lotta che questo prelato ha portato avanti contro lo sfruttamento più ignobile che si possa fare delle donne. Un’attività da elogiare, senza ombra di dubbio.

Ciò però non toglie che in un passato (non troppo remoto) sono stati numerosi i suoi affondi contro omosessuali, coppie di fatto, vari & affini. Sul sito www.gay.it è possibile leggere vari stralci di dichiarazioni rilasciate negli scorsi anni che chiariscono il Benzi-pensiero sugli omosessuali.

Frasi come “l'omosessualità può essere corretta e la deviazione psichica che le è propria rimossa”, (Corriere Romagna del 14 maggio 2006), suonano assurde ed inaccettabili adesso come quando furono pronunciate. Ma allora perché nessuno osa alzare una voce contro?

Come si può accettare che un personaggio pubblico (non era solamente un prete, ma un personaggio che aveva ampia visibilità) esprima dei concetti tanto assurdi (e categoricamente smentiti dalla scienza) senza che nessuno si prenda la briga di chiarire che si tratta di clamorose fesserie?

Inutile che ci si aspetti che venga fatto ora che Don Benzi è morto, ma non mi risulta che nemmeno ai tempi ai quali risalgono queste affermazioni ci sia stata una reazione degna di nota, di fronte a qualcosa che quando non era discriminazione era pietà (“ci sono tantissimi gay e lesbiche cattolici che conosco da anni e che stimo immensamente… vivono la loro condizione cristianamente, fedeli cioè a una vita di castità, impegnati in tutti i campi dell’attività umana",da il Riformista - 17 marzo 2007); come dire: poverini, non è colpa loro se sono malati, però stanno zitti e buoni ed espiano.

Su un piano religioso posso capire che il proprio credo induca a considerare out alcuni comportamenti, ma continuo ad illudermi che in un Paese, che dovrebbe essere laico, simili sciocchezze possano venire smentite in futuro con maggiore enfasi.

Ognuno è libero di pensare quel che vuole, ci mancherebbe, anche di definire come “malati” i gay se proprio lo pensa, però non trovo giusto definire come “il protettore dei più deboli”, e “apostolo della carità”, un sacerdote che classifica come reietti degli individui che hanno come unica “colpa” quella di preferire i rapporti sessuali con individui dello stesso sesso.

Detto questo non viene meno il mio rispetto personale per la sua opera meritoria nella lotta allo sfruttamento della prostituzione, che però non penso dovrebbe offuscare il giudizio su altri aspetti del suo pensiero.

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