Poveri noi: derisi, insultati e aggrediti fin dai banchi di scuola

La ricerca "Omofobia e servizi pubblici: scuola sanità sicurezza", realizzata dalla Regione Toscana, ci dice che molti omosessuali sono stati oggetto di scherno, insulti e pestaggi a scuola per colpa della loro diversità (leggete qui). Il quotidiano La Nazione parla di “Sondaggio choc”. Ma cosa c’è di shockante?

Tutti noi sapevamo già come vanno le cose, no? Io stesso, come tanti, sono stato beffeggiato perché non giocavo a calcio e preferivo la compagnia femminile a quella maschile. Ma questo non era niente, in confronto alle prese in giro per i miei denti sporgenti. “Don Ciak Castoro” era l’epiteto più educato. Da parte mia, non esitavo a sputare veleno sul ciccione di turno o sulla compagna di classe paesana un po’ sempliciotta.

L’infanzia e la prima adolescenza sono periodi terribili. La crudeltà è all’ordine del giorno, pura e senza fronzoli, non ancora contaminata dall’ipocrisia dell’età adulta. È qui che impariamo che la diversità, di qualsiasi natura sia (sessuale, fisica, sociale, ecc.) si paga. I bambini non fanno altro che assorbire e riflettere l’ignoranza della società conformista in cui viviamo, una società per niente pronta ed “educata” alla diversità.

Tuttavia, non se ne può più dei gay piagnoni che pestano i piedi e si lamentano per questo mondo cattivo che ce l’ha tanto con loro. Se i ciccioni sono riusciti a crescere, pur tra difficoltà e complessi, possiamo farcela anche noi. Certo ai ciccioni non si negano alcuni diritti civili solo per il fatto di non essere conformi a una norma, ma una cosa è rivendicare i diritti, un’altra è piangersi addosso e fare le vittime perenni.

Prima di puntare il dito contro il mondo omofobo, per esempio, guardiamo nel nostro giardino e rendiamoci conto di quanto l’intolleranza sia già radicata dentro di noi. L’ambiente omosessuale, al suo interno, non è affatto immune da scherni, insulti e classismi. E nemmeno dall’omofobia.

Oppure facciamo come Beth Ditto, fiera grassona lesbica che ha fatto della propria multipla diversità un punto di forza, uno strumento di critica feroce alla nostra stupida società dello spettacolo. Lei è positiva e propositiva nella sua disinvoltura, mai vittimista.

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