Vecchia storia: gay si nasce o si diventa?

Il neonato "homosexuel" che ci guarda dai manifesti ha colpito più di una persona e ha scatenato un ampio dibattito, destinato ad aumentare anche all'interno della comunità gay, visto che il mensile romano Aut lo ha scelto per la prossima copertina.

La campagna della Regione Toscana contro le discriminazioni ha riaperto, involontariamente credo, una vecchia (e mai risolta) questione sull'origine biologica dell'omosessualità. Se cioè l'omosessualità sia motivata da cause genetiche o dalle esperienze e dall'ambiente in cui si vive. In parole povere: "si nasce gay o si diventa gay?".

Da una parte e dall'altra - sia da chi sostiene i diritti delle persone lgbt sia da chi li nega - si è usata un'argomentazione del genere a sostegno delle proprie tesi: un po' gli attivisti gay cercavano in ogni modo di dimostrare un'origine "genetica" dell'omosessualità (come una sorta di giustificazione), un po' gli avversari usavano quest'argomento per definire l'omosessualità un'anomalia, una devianza, un errore da curare. Arrivando al punto da giustificare l'aborto se fosse possibile individuare nel feto il "gene gay".

Nessuna ricerca, finora, è riuscita a dimostrare realmente un'origine biologica dell'omosessualità, ma neppure nelle esperienze di gay e lesbiche è stato possibile riconoscere tratti comuni e caratterizzanti. Quanti maschi etero hanno avuto un padre assente e una madre castrante? (classico stereotipo attribuito ai maschi gay).

È certo, comunque, che l'omosessualità non è "una scelta", ma una condizione, uno stato di fatto. Gay non si nasce né si diventa, "si è". La scelta, semmai, è se vivere liberamente e alla luce del sole la propria vita o nascondersi e far finta di essere ciò che non si è, fingendo un orientamento che non ci appartiene. Ma in questa scelta, è chiaro come la pensiamo qui si Queer.

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