Froci, lesbiche, vermi: chi se ne frega?

Questa settimana è tornata di moda l’annosa questione della natura biologica o meno dell’omosessualità. Prima la chiacchierata campagna della Regione Toscana contro le discriminazioni, poi lo studio sui vermi trasformati in lesbiche.

Lo slogan “L’orientamento sessuale non è una scelta” ha fatto arrabbiare sia a destra che a sinistra. I ricercatori dell'Università dello Utah hanno dato un ennesimo barlume scientifico alla connessione tra genetica e gusti sessuali. Salvo poi specificare che, in realtà, i vermi manipolati non sono femmine ma ermafroditi. Salvo poi precisare che, in realtà, non si sa bene se la ricerca possa avere una connessione con l’essere umano.

Sarebbe scientificamente interessante sapere se le vermesse, dopo l’esperimento, abbiano iniziato a ruttare e a grattarsi i genitali (essendo ermafrodite, ne hanno da grattare) e se abbiano chiesto quanto ha fatto la Lazio domenica scorsa. Magari i ricercatori si sono accorti dell’esito positivo delle loro manipolazioni quando hanno messo un pezzo di Gianna Nannini, causando reazioni di gioia isterica tra le vermesse.

Tutto ciò per dire: ma chi se ne frega se gay si nasce o si diventa? Perché gli stessi omosessuali sembrano tenere così tanto a questa cosa? È per sfatare il mito del contronatura? Ma così non facciamo che dare ancora più valore e importanza a quel mito. Rivendichiamo invece il diritto di esistere per quello che siamo, al di là delle insondabili motivazioni. Sono frocio: e allora?

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