Non chiamarmi ricchione, brutto omofobo!


I lettori di Queer probabilmente non saranno d’accordo, ma la vicenda dei 4 ricchioni al ristorante a me fa più ridere che arrabbiare. La notizia, ripresa su un altro blog non indirizzato a un pubblico gay, stranamente ha suscitato molte più reazioni, peraltro diversificate e non solo improntate al solito sdegno.

La foto dello scontrino mostra altri commenti personalizzati, come “birra piccola – vai bello”. Quasi sicuramente il cameriere in questione è uno in vena di goliardie. Certo stavolta ha esagerato e, infatti, è stato punito per la sua dabbenaggine.

Essere umiliato di fronte ai superiori, che si sono scusati e prostrati con i ricchioni, mi sembra sufficiente, o no? In più, il conto (di 69 euro tondi tondi! Che genialata involontaria…) non è stato giustamente pagato. I fantastici 4 hanno fatto benissimo a lamentarsi, ci mancherebbe.

Però gridare al “grave atto di discriminazione” e invocare il licenziamento del cameriere francamente mi sembra esagerato. Di questo passo, tacceremo di omofobia qualsiasi cassiera scoglionata che ci tratti in modo villano e chiameremo l’avvocato ogni volta che un automobilista ci sorpasserà gridando “a frocione!”. A mio avviso, l’omofobia non si combatte con la retorica dell’omofobia sempre e ovunque.

Preferireste una denuncia alla Rinascente con richiesta di risarcimento danni milionario, come potrebbe accadere negli Usa? Preferireste vivere a Bristol, dove 4 malcapitati pompieri hanno beccato per caso 4 gay intenti a fare un’orgia dietro un cespuglio davanti alla caserma e per questo sono stati denunciati, multati e declassati?

Se questo significa essere all’avanguardia nella lotta per i diritti civili, allora forse preferisco la bigotta e provinciale Italia. L’Inghilterra va lodata per ben altre conquiste a livello legislativo sul tema dei diritti. L’ipocrisia del politically correct mi fa schifo tanto quanto l’ipocrisia del moralismo vatican-cheap.

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