È tornata Pj Harvey con White Chalk

Non esistono solo Madonna, Mina, Kylie e compagnia bella. Ci sono molti gay – e il numero è in continua crescita – che annoverano tra le icone musicali personaggi per così dire “alternativi”, se ha un qualche senso il termine. In questo post non parlerò dell’arcinota Bjork, musa delle frocie elettroniche, né dell’eterea Tori Amos, dea delle finocchie folkeggianti, né della sfranta Courtney Love, matrona delle checche ribelli.

La recente uscita dell’album “White Chalk” ha riportato alle cronache il talento affascinante di Pj Harvey, nata sull’onda del clit rock negli anni 90 e poi evolutasi in una personalissima ricerca estetica difficile da etichettare. La sua ultima fatica discografica, in effetti, è così criptica e atipica che qualsiasi definizione sarebbe limitante.

Non volendo tediarvi con recensioni da finto critico musicale, mi limito a elencarvi le immagini che l’ascolto del disco evoca nel mio immaginario: un carillon rotto, un’arpa scordata, un mattino piovoso nella brughiera inglese, un bollitore lasciato sul fuoco, una strega innamorata in trip allucinogeno, Emily Brontë sotto metadone, la protagonista di “Lezioni di piano” ricoverata in una clinica sperduta.

Ammazza che palle, direte voi. Beh, vi invito prima ad ascoltare “White Chalk”. Se siete scettici, vi dico solo che, già più di dieci anni fa, Madonna si era dichiarata fan sfegatata di Pj Harvey. Adesso mi credete?

  • shares
  • Mail
7 commenti Aggiorna
Ordina: